Ceviche a colazione... il mio primo libro!

25 marzo 2008

Il fascismo sotto casa

Sabato scorso, 22 marzo 2008, verso le 10:15, stavo tornando dal mercato del pesce con la mia fidanzata Priscila, ecuatoriana di origine, ma a Genova dal '99 e sestrese d'adozione, a casa sua appunto a Sestri Ponente, allorché ci siamo imbattuti nel comizio, iperprotetto, anche troppo, dalle forze dell'ordine, dei leghisti Borghezio e Rixi e altri stronzi della stessa risma.
In particolare, proprio mentre passavamo con le buste della spesa, Borghezio stava insultando gli immigrati e le immigrate.
Abbiamo poi partecipato, assieme a tante altre persone, giovani e anziane, alla protesta legittima contro tanta tracotanza e volgare razzismo e fascismo. Siamo stati anche intervistati dal giornalista Daniele Grillo de Il Secolo XIX, che ci ha citato infatti nell'articolo relativo apparso a p. 18 dell'edizione della domenica successiva, di pasqua. Però io ho ritenuto opportuno precisare alcune cose per email, che riporto di seguito.
"Gentile Sig. Grillo,
chi Le scrive è il Prof. Roberto Marras, insegnante di Lettere, che sabato scorso, a Sestri, Le ha rilasciato delle dichiarazioni molto chiare (almeno, immagino fosse Lei in persona) in merito al comizio di Borghezio, Rixi e degli altri leghisti presenti, di cui lei tratta nell'articolo pubblicato domenica a p. 18.
Lei riporta il mio sdegno in detto articolo, invece io Le avevo chiesto di precisare il fatto che mi fossi lamentato civilmente con gli ufficiali dei carabinieri presenti, allorché ho sostenuto che i leghisti stavano chiaramente e impunemente commettendo i reati di incitamento alla violenza e all'odio razziale, disturbo della quiete pubblica e imbrattamento del suolo pubblico, allorché hanno gettato le banconote false con le facce di Prodi e Veltroni. Anzi, lo scandalo più grave, secondo me, è stato proprio provocato dalle forze dell'ordine presenti, le quali, anziché impedire ai leghisti di inveire contro gli immigrati "ladri, stupratori e assassini" e le immigrate "prostitute", nonché i "compagni coglioni", li hanno protetti nell'atto di violare la legge!!
E tutto ciò mentre provocavano la legittima reazione della gente presente, in un contesto sociale che, come Le avevo fatto notare, è composto soprattutto da operai e immigrati, senza voler poi etichettare Sestri come "rossa" o di altri colori. Una provocazione chiaramente mirata e voluta, al punto che Borghezio ha avuto pure la faccia tosta di ringraziare la gente che gli gridava giustamente "fascista", per la pubblicità che stavano facendo loro.
Le aggiungo una notizia: vista l'inerzia delle forze dell'ordine presenti (un ufficiale dei carabinieri, di origine sarda come me, mi ha detto e ripetuto che "non era il luogo e il momento di agire", l'altro, più giovane e più alto in grado, mi ha chiesto chi fossi, ma non mi ha dato risposta, guardandomi male), mi sono recato subito al posto di polizia in via Da Persico, dove ho tentato di presentare denuncia. L'ufficiale presente me lo ha impedito sostenendo che le forze dell'ordine erano già presenti in loco e loro dovevano intervenire, se necessario. Io gli ho risposto che era necessario, ma non intervenivano, e lui mi ha ribadito perentoriamente la sua risposta. Impedendomi appunto di presentare la denuncia.
Insomma, sabato a Sestri abbiamo assistito a un evidente episodio di fascismo sotto casa (io non sono residente a Sestri, ma la mia fidanzata sì), di violazione della legge da parte dei provocatori leghisti, e le forze dell'ordine presenti, anziché difendere i valori democratici della nostra costituzione, hanno protetto i delinquenti.
Perché il comizio era autorizzato?
Mi ricordo, qualche anno fa, di una raccolta firme dei radicali, credo, sicuramente altrettanto autorizzata, per un referendum per la liberalizzazione delle droghe leggere. Ho assistito personalmente alla scena di due tutori dell'ordine che sono andati a impedire a un dimostrante di pronunciare i suoi slogan, opinabili, ma non certo più gravi di quelli ascoltati sabato scorso.
Sarà che le forze dell'ordine usano i classici due pesi e due misure?
Prof. Roberto Marras"
Grillo mi ha risposto prontamente:
"Gentilissimo signor Marras,
purtroppo motivi di spazio non mi hanno permesso di pubblicare le sue parole. Giro immediatamente alla nostra rubrica delle lettere la Sua missiva, con speranza di farLe cosa gradita nel chiedere ai colleghi che la gestiscono di pubblicare il Suo pensiero.
La ringrazio,
Daniele Grillo"
Purtroppo non è ruscito a farmi pubblicare la "missiva". Ci penso da solo.

19 marzo 2008

Vexata Quaestio

http://www.manifestosardo.org/?p=398 è la pagina web de il manifesto sardo dove Mauro Perra, affermato archeologo attivo in Sardegna, si è prodotto nell'ennesimo attacco contro Sergio Frau, in particolare contro la sua tesi dello tsunami. Ha ricevuto il sostegno del Prof. Ignazio Camarda, nei commenti.
Io, voce fuori del coro, ho invece scritto il seguente commento al suo articolo (di seguito propongo tutto l'articolo e gli altri commenti, tra cui uno, simpatico, di una turista ungherese):
Gentili Proff. Perra e Camarda,
ammesso e non concesso che abbiate ragione Voi in relazione alla “pseudo-teoria di Frau, talmente strampalata da fare più acqua del supposto tsunami di 500 m di altezza”, quello che invece a me sfugge, semplice docente di Lettere delle Superiori, ma con solidi studi di Storia Antica alle spalle, è il perché di tanta acrimonia da parte Vostra nei confronti di un personaggio, sia pure atipico, che comuque ha il merito di aver decisamente scosso l’ambiente degli studi sulla Sardegna antica. E forse è questo che non gli perdonate.
In cosa ha torto Frau? Vi riconosco che la tesi dello tsunami è il suo punto più debole, ma merita una verifica e non insulti e pregiudizi che niente hanno a che fare con il metodo storico.
Ma che mi dite dello “spostamento” delle Colonne d’Ercole al Canale di Sicilia, che corregge secoli di interpretazioni errate di notizie dei geografi antichi?
Che mi dite della valorizzazione legittima della civiltà nuragica, suppostamente shardana-tirrenica-pelasgica, che esce quindi da un dimenticatoio che puzza tanto di colonialismo culturale antico di millenni?
E il mito di Atlantide, su cui ironizzate tanto? Per i Greci dell’epoca di Platone è indubbio che tale nome significasse solo “Paese d’Occidente”, a prescindere dalle etimologie e dai tanti miti sulla stirpe degli Atlantidei. Poi, lo stesso Platone fa un uso “politico” del mito, ma questo non ne fa scadere l’importanza.
Credo che ci vorrebbe più onestà intellettuale…
Il mare dentro i nuraghi
16 Febbraio 2008
Mauro Perra
La costruzione ideologica di percorsi identitari accompagna - non solo in Sardegna ma in tutta Europa, e in particolar modo dall’Ottocento - lo sviluppo dei nazionalismi. L’invenzione della tradizione di Eric J. Hobsbawm e Terence Ranger (edito in Italia da Einaudi) uno dei testi fondanti, non solo a sinistra’ su tale problema.
Variante forse meno nobile di tale costruzione, ma con morfologie adeguate ai tempi contemporanei, è approdata da qualche anno anche da noi - dopo decine di identificazioni fantasiose - l’affascinante questione di Atlantide (consigliamo su questo tema, di vastissima bibliografia, il recente e splendido saggio Atlantide. Breve storia di un mito, del grande storico Pierre Vidal-Naquet, da poco scomparso).
La marcata presenza dell’ “isola non trovata” nella stessa discussione politica sarda ne fa un motivo ulteriore d’interesse: la troppo lunga ‘cultura della dipendenza’ ha prodotto in Sardegna un senso di rivalsa, per cui la possibile origine atlantidea, superando ogni difficoltà e talora il senso del ridicolo, è diventata fortemente attrattiva.
La non accettabile omologazione di metodi scientifici e non a pari dignità (classica morfologia della ‘società dello spettacolo’ coniugata con la potenza dei nuovi media), e l’uso ideologico di tali metodi e dati, ci ha suggerito di proporre le testimonianze scientifiche di chi ha operato in prima persona nei più importanti monumenti nuragici, proprio quelli citati come prova del gigantesco tsunami che, poco dopo il 1200 a.C., si sarebbe abbattuto sulla civiltà nuragica causandone la scomparsa (e, da lì, la nascita della leggenda di Atlantide). Sono lavoratori cognitivi sardi, esperti e scienziati, direttamente attivi nei ‘luoghi del fango’ quelli ai quali daremo volta per volta la parola. Una vera Storia della Sardegna, e dell’identità, non può ignorare i dati della scienza.
Oggi tocca all’archeologo Mauro Perra, Direttore del Museo di Villanovaforru.
Sono anni oramai che spopola l’idea che la Sardegna dell’età del bronzo, quella dei nuraghi per intenderci, sia da identificare con la mitica Atlantide di Platone, distrutta da Poseidone con una poderosa onda d’ingressione marina che ne cancellò la civiltà. Da qui la proposta che il collasso strutturale dei nuraghi e della loro società sia da imputare ad un catastrofico tsunami. L’analisi che porta dal mito alla storia, cioè quella della ricerca di un fondamento storico nei racconti leggendari, analisi complessa e non priva di trappole, vista la “plasticità” del mito, così facilmente soggetto a manipolazioni, è un’operazione che spesso viene proposta da storici ed archeologi e verificata o falsificata grazie ai dati che la ricerca scientifica mette a disposizione degli studiosi. L’Archeologia è una scienza interpretativa, cioè densa di significati, che si fonda su un metodo sperimentale che gli proviene dalla Geologia: il metodo stratigrafico. Tale metodo si basa sulla semplice constatazione che gli avvenimenti naturali e le azioni umane si materializzano in strati sovrapposti l’uno sopra l’altro, dei quali quelli superiori sono i più recenti, cioè più vicini a noi nel tempo, mentre quelli più profondi sono anche i più antichi. L’interpretazione è discutibile, è opinabile; il metodo no. Questo vuol dire che per essere significante l’interpretazione non può comunque prescindere dalla rigida applicazione del metodo stratigrafico. Sulla base di questi assunti possiamo ora sottoporre ad analisi la teoria dello tsunami e verificarne o smentirne i presupposti.
E qui entriamo nel vivo dei problemi. Secondo Sergio Frau, l’autore della proposta atlantidea, le prove dell’avvenuta catastrofe naturale sarebbero nascoste nelle stratigrafie di tutta una serie di nuraghi interessati dall’azione dell’onda anomala, specie nella piana del Campidano e nel Sinis, e sarebbero già state evidenziate dagli scavi del nuraghe Su Nuraxi di Barumini nonché, e questa è una recente proposta, nel nuraghe Genna Maria di Villanovaforru. Giovanni Lilliu scavò il nuraghe di Barumini alla fine degli anni ’40 del Novecento applicando rigorosamente il metodo stratigrafico, ne descrisse e ne interpretò i dati nel poderoso volume “Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica” del 1955, che è stato di recente ristampato (2007) per i tipi della Carlo Delfino Editore. Già dal 1955 dunque abbiamo la disponibilità dei dati che ci consentono di verificare o smentire la proposta di Sergio Frau, il quale sostiene che il nuraghe di Barumini venne ricoperto da uno strato di fango alluvionale per una potenza di trenta metri. Prima osservazione: la torre centrale entro il bastione quadrilobato è alta 14,10 metri sull’attuale piano di calpestio e, come si evince dalle vecchie foto in bianco e nero scattate prima dello scavo, le pietre sommitali erano esposte e non coperte dal fango. Ma Lilliu fa di più; egli ci descrive minuziosamente la composizione del deposito da lui scavato in alcuni casi corredando l’analisi con una serie di grafici che illustrano le stratigrafie. Da tutto ciò risulta che scavò una stratificazione complessa, nella quale rinvenne il sovrapporsi di strati di frequentazione umana alternati a fasi di abbandono, in un susseguirsi di vicende storiche che dagli strati più alti (moderni e medievali), attraversano la fase altomedievale, romano imperiale, romano repubblicana, punica e tardonuragica della fine del X- inizi del IX secolo a.C.
Non uno strato di fango di origine naturale quindi, ma il complesso succedersi delle vicende umane che hanno interessato il sito di Barumini dall’età del Ferro fino al momento dello scavo. Gli strati inferiori, sottostanti il villaggio nuragico del X-IX secolo a.C., quelli potenzialmente interessati dall’onda anomala, furono sondati solo episodicamente dal Lilliu, cioè non sottoposti a scavo in estensione, e di essi malauguratamente fino a pochi anni fa non ne conoscevamo la composizione e lo spessore. Sapevamo solamente, perché verificabile visivamente in alcuni settori del villaggio, che diverse capanne erano state costruite nell’età del Ferro sovrapponendo i muri su degli strati che contenevano i blocchi squadrati delle parti terminali del nuraghe (che quindi era già scapitozzato al momento della costruzione dell’insediamento). In anni recenti il villaggio è stato sottoposto ad intensi lavori di consolidamento da me coordinati per conto della Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano. In tale occasione sono stati effettuati, dopo cinquant’anni dagli scavi del Lilliu, dei sondaggi in profondità al disotto delle capanne del X-IX secolo a.C., che hanno esplorato lo strato del crollo, quello del fango secondo i sostenitori dello tsunami, in taluni casi fino alla roccia naturale sulla quale è costruito il nuraghe. Ciò che abbiamo trovato è uno strato di crollo dello spessore massimo di metri 1,50, contenente conci lavorati caduti dalle parti sommitali del nuraghe, frammisti all’argilla che componeva, insieme a ciottoli e pietre non levigate, il riempimento interno delle possenti mura del monumento. Nessuna traccia di alluvioni e di tsunamiti dunque, e men che mai della potenza di trenta metri. Quanto al nuraghe di Genna Maria di Villanovaforru ed al villaggio di capanne che lo circondano, del quale conosco la stratificazione per averci lavorato per quasi una decina d’anni, anche in questo caso l’insediamento del X-IX secolo a.C., coevo a quello di Barumini, si sovrappone a strati di crollo della sommità del nuraghe, confermando quanto già osservato nel caso precedente. I livelli sottostanti sono stati sottoposti a limitati sondaggi di scavo che attestano in taluni settori la presenza di strati di livellamento e preparazione per la costruzione delle capanne in muratura. Non è stata osservata la presenza di strati alluvionali, come è lecito attendersi da un sito costruito a ben 409 metri sul livello del mare! Com’è possibile che un’onda catastrofica di circa 500 metri di altezza abbia interessato la sola Sardegna, senza lasciare tracce visibili anche nel resto del Mediterraneo occidentale? E come è possibile che archeologi e geologi seri non si siano accorti in quasi due secoli di ricerche di un evento così distruttivo?
Ma torniamo alle nostre premesse. A coloro i quali escludono che in Sardegna si sia mai verificato uno tsunami in età nuragica, e sono numerosi, i fans di Frau obiettano che si tratta di un’interpretazione altrettanto legittima quanto quelle proposte dagli archeologi, che si pone sullo stesso piano e con pari dignità nell’ambito delle teorie che trattano dello sviluppo e della fine della civiltà nuragica. Non è così. Non è così perché in questa ricostruzione che non è una interpretazione, è totalmente assente il ricorso al rigoroso metodo stratigrafico, che nel caso di Barumini e Genna Maria ne smentisce clamorosamente i presupposti. La mancata applicazione del metodo e la costruzione di una teoria priva di solide fondamenta ci consente di sostenere che si tratti di una ricostruzione semplicistica di fenomeni complessi, il crollo delle civiltà, che richiedono livelli di analisi multifattoriali nei quali i fattori umani sono sempre preponderanti rispetto a quelli naturali. A queste conclusioni è arrivato perfino un geografo come lo statunitense Jared Diamond, che nel suo recente saggio “Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere” (Einaudi 2005) tratta abbondantemente, e con dovizia di esempi, l’argomento. L’archeologia non ha bisogno del sensazionalismo e della spettacolarizzazione mediante discutibili ricostruzioni che forse scaldano i cuori ma sono prive di cervello, che “tutto sommato sono una buona pubblicità per la Sardegna” pur trattandosi di pubblicità ingannevole. La civiltà nuragica è un tema affascinante di studio per esperti della materia e semplici curiosi che non ha certo bisogno di mistificazioni.

3 Commenti a “Il mare dentro i nuraghi”
Ignazio Camarda scrive:
1 Marzo 2008 alle 13:59
Caro Perra,
non capisco perché si perda tempo a contrastare questa pseudo-teoria di Frau, talmente strampalata da fare più acqua del supposto tsunami di 500 m di altezza, che avrebbe sconvolto non solo i nuraghi e le loro genti ma anche tutta la flora e la vegetazione di mezza Sardegna, ma di cui i botanici non hanno mai trovato traccia.
Non si rischia di mettere nello stesso piano il lavoro paziente e faticoso, di chi lavora con metodo scientifico e di quanti esercitano la fantasia trovando facile ascolto in settori che nulla hanno a che fare con ricerca scientifica, spesso piena più di dubbi che di certezze in questo mondo in cui facilmente si capovolgono le ragioni a vantaggio dell’improvvisazione e della faciloneria.
Cosa mi sfugge?
Ignazio Camarda
Mauro Perra scrive:
3 Marzo 2008 alle 12:39
Caro Camarda, ti sfugge un solo insignificante particolare. La pseudoteoria di Frau ha fatto breccia in alcuni insospettabili studiosi che lo hanno appoggiato anche nella sua richiesta di finanziamenti per verificarne i presupposti. In un momento nel quale la ricerca scientifica seria annaspa nella difficoltà di reperire finanziamenti, non è tollerabile lo sperpero di danaro pubblico in iniziative che non portano a nulla. Ho sentito colleghi dire: “Questo atteggiamento non è tollerabile. Inoltre i sostenitori dello tsunami ci rimproverano di rinchiuderci nelle nostre torri d’avorio. “. Per questi motivi ho scelto, non senza fatica, di dire la mia sulla questione.
Cordiali saluti
Mauro Perra
Noemi Takacs scrive:
11 Marzo 2008 alle 13:11
Buon giorno,
io sono solo una turista straniera chi ha visitato Su Nuraxi con marito e bimbo (qualche giorni fa: il 8 marzo 2008). Ci piaciuto tanto! É incredibile che potuto costruire (non capisco perche non é piú conosciuto - tutto il mondo parla di piramide…). Voglio ritornare con amiche.
Credo che é necessario dire: in uno libro di guidare (non in italiano) abbiamo letto achne noi da “tsunami” - non abbiamo creduto neanche per un minuto in questa ipotesa. Sono felice che ho trovato adesso questo articolo.
Sardegna non ha bisogno di cosi pubblicita - opinia mia.
Scusi per mio italiano, studio da pochi mesi.
Tanti auguri,
Noemi T. di Ungheria

14 marzo 2008

L'ho detto e lo ripeto!!!

Questa kolossale faccia di kulo che tutti purtroppo conosciamo, e che non voglio più nominare per damnatio memoriae, ha pronunciato l'ennesima apparente cazzata delle sue.
Ha sostenuto che i precari, per risolvere i loro problemi, è sufficiente che sposino qualche ricco, per esempio uno come suo figlio.
La maggior parte dei media e delle persone comuni l'ha presa a ridere, ma secondo me c'è poco da ridere.
Con questa boutade in realtà Berlusconi si sta prepotentemente inserendo in una tradizione di ostentazioni studiate e palesi di arroganza "spiritosa" che va almeno da Caligola, allorché fece nominare senatore il suo cavallo, fino a Maria Antonietta, quando a chi le diceva che il popolo francese era senza pane rispose: "E date loro delle brioches!".
Senza dimenticare il personaggio che lui aspira di emulare, il Duce, più volgare però, con i suoi vari "me ne frego" e "minchione", ecc.
Insomma, è evidente come voglia imporre agli italiani la consuetudine di poter dire e fare ciò che vuole, di poter fare il dittatore, l'esito del suo progetto, il progetto che peraltro ha ereditato da Gelli, dalla P2 di cui era membro e sostenitore, come sappiamo tutti, ma che tutti dimenticano troppo facilmente.
Ecco, io spero solo che faccia di kulo faccia la fine dei personaggi suoi precursori che ho citato.
Del resto, non è il proverbio che dice: chi semina raccoglie? E quel povero Cristo non ha detto: chi di spada ferisce, di spada perisce?

4 marzo 2008

Crisi Ecuador-Colombia-Venezuela, cioè gli USA contro l'America latina

Nella notte tra venerdì e sabato scorsi il governo della Colombia ha violato la sovranità dell'Ecuador intraprendendo nel suo territorio un'azione militare congiunta di aviazione e fanteria in seguito alla quale ha assassinato, oltre a una quindicina di guerrilleros, il leader delle FARC Raúl Reyes, la cui salma disfatta dalle bombe e dalle pallottole è stata poi condotta come macabro trofeo a Bogotá, gesto che già è stato paragonato all'esposizione del cadavere di Che Guevara oltre 40 anni fa.
Ne è seguita una ovviamente gravissima crisi internazionale tra Ecuador e Colombia, nonché Venezuela, il cui presidente Chávez era intervenuto con successo come mediatore per far liberare gli ostaggi eccellenti nelle mani delle FARC, mediazione ora ovviamente interrotta da tale attentato proditorio - viola infatti una tregua - e in stile mafioso, proprio e non a caso alla vigilia della liberazione dell'ostaggio più eccellente di tutti, la già candidata alla presidenza - quindi potenziale concorrente del presidente Uribe - franco-colombiana Ingrid Bettancourt.
Ma perché è successo tutto questo?
Come al solito la nostra stampa latita, se si esclude al solito il manifesto con un articolo di Guido Piccoli nell'edizione di oggi, 4 marzo 2008, intitolato: "Rumori di guerra in America latina".
In effetti non ci deve sorprendere se proprio a una guerra assisteremo prossimamente: qualche acuto osservatore ha già profetizzato recentemente che il prossimo fronte di guerra dopo il Medio Oriente sarebbe stato l'America latina.
E del resto Chávez è stato chiaro nel minacciare il conflitto nel caso la Colombia voglia attuare un'operazione analoga in territorio venezuelano.
E Chávez, sicuramente, è uno degli obiettivi di questa operazione, non solo finalizzata a sottrargli il meritato prestigio, nei confronti della popolazione colombiana e latina in genere, della mediazione di successo con le FARC, ma anche allo scopo di creare appunto i presupposti di una guerra che giustificherebbe un intervento statunitense nell'area in una circostanza favorevole: la fine del castrismo a Cuba e la campagna elettorale negli USA. Bush ha tutto l'interesse, anche familiare, nel provocare una crisi in America latina che recentemente, con il presidente venezuelano e altri, è sfuggita troppo al controllo USA, controllo dal punto di vista geopolitico urgente, visto che il Venezuela è il terzo produttore di petrolio al mondo, nazionalizzato, e quindi sottratto alle grinfie delle multinazionali USA e non solo, da parte di Chávez.
E infatti gli USA sono i veri ispiratori di questa azione: hanno fornito a Uribe l'appoggio dei loro satelliti e aerei spia, che gli USA avevano sinora concesso solo a Israele (e questo la dice lunga!), per localizzare l'accampamento di Reyes in Ecuador e senz'altro si può dire che hanno ordinato loro l'azione al presidente fantoccio colombiano Uribe.
Ma chi è Uribe veramente? Uno che dalla Drug Enforcement Agency degli USA stessi, allorché era solo un governatore locale, è stato catalogato tra i narcotrafficanti colombiani, carattere che spicca soprattutto nel momento in cui il governo di Bogotá ha sempre accusato i guerrilleros rivoluzionari delle FARC di finanziarsi col narcotraffico, accusa poi amplificata dai media di tutto il mondo.
Che poi i guerrilleros delle FARC abbiano davvero fatto ricorso episodicamente al narcotraffico per finanziarsi non si può nemmeno escludere, ma è persino assurdo pensare che possano detenere un controllo costante dei terreni dove si coltiva la coca, laddove devono sempre spostarsi per sfuggire alla cattura.
Questo controllo è certamente più facile per i governatori-mafiosi locali come Uribe, il quale, nel momento in cui s'è presentato come candidato filo-USA in un frangente delicato come quello che ha visto l'affermazione di Chávez e il fallimento del golpe promosso da USA e dalla Spagna di Aznar per eliminarlo nel 2002, ha subito ricevuto l'appoggio degli Americani, che han dimenticato presto il rapporto della loro Drug Enforcement Agency, come del resto già in passato avevano soprasseduto ai crimini degli altri caudillos latinos che facevano i loro interessi.
E nel momento in cui gli USA saranno "chiamati" a un intervento per "difendere" i loro alleati colombiani contro gli stati "amici dei terroristi" Ecuador e Venezuela, sicuramente ci guadagnerà in propaganda il candidato repubblicano MacCain, in quanto i democratici dovranno fare i conti con il loro pacifismo programmatico, ma anche ammesso che MacCain non vinca in ogni caso, sarà comunque una bella grana per gli avversari democratici, specie se a prevalere alla fine sarà Obama: ve lo imaginate lo scalpore di un nero che fa la guerra ai latinos?
E sicuramente gli USA ne vorranno approfittare pure per allungare la mani sull'Amazzonia e le sue risorse e per determinare il post-Castrismo a Cuba in un senso favorevole a loro.
Insomma, il diavolo a stelle e strisce è sempre più vivo e attivo e temo che non ci farà dormire sonni tranquilli (è proprio il caso di dirlo!!).

Rialzati Italia & Deutschland erwache

Trovo come minimo inquietante il fatto che sinora in troppo pochi, secondo me, abbiano notato, e commentato, che lo slogan elettorale usato da Berlusconi in questi giorni, "rialzati Italia", è la traduzione letterale (quasi: basta sostituire Germania con Italia!) di quello usato da Hitler, "Deutschland erwache", per vincere le elezioni che poi lo hanno portato al governo il 30 gennaio del 1933, quindi alla dittatura.
Credo che dovrebbe allarmare tutti noi se Berlusconi vincerà le elezioni con questo slogan.
E meno male che è stato istituito il Giorno della Memoria e che si parla tanto della necessià di ricordare per non ripetere gli errori del passato!