Ceviche a colazione... il mio primo libro!

15 febbraio 2007

No base no guerra!!

Sabato prossimo, 17 febbraio 2007, potrebbe ripetersi un caso Giuliani a Vicenza. Lo dico subito in preventivo, perché le precondizioni ci sono tutte: una manifestazione contro il potere USA in Italia e il governo di centrosinistra succube che tradisce le proprie dichiarazioni programmatiche a favore della pace; un dibattito interno tra centro e sinistra che finirà per far cadere il governo (per la gioia di Berlusconi e degli altri sciacalli del suo seguito); un clima arroventato ad arte tra fatti di Catania e "azione preventiva" contro le cosiddette nuove BR, già associate peraltro ai manifestanti di Vicenza da quella vecchia puzzola di Amato; una polizia eccitata e assatanata altrettanto ad arte.
Una vittima tra i facinorosi sovversivi antiamericani o, per converso, tra i poliziotti, farebbe molto comodo a chi ha tutto l'interesse a dirigere la nostra povera democrazia verso uno stato poliziesco, di cui già si sente il pesante fetore.
Invito i coraggiosi pacifisti in buona fede che parteciperanno di non lasciarsi attirare nella stessa trappola di Genova 2001: non accettare le provocazioni di violenti e facinorosi! O sono imbecilli o più probabilmente sono infiltrati con il compito di fornire il casus belli alla polizia!
Concludo riportando il seguente appello che mi è giunto con la newsletter di Gianni Minà:
APPELLO CONTRO LE GUERRE
Ho ricevuto questo intenso appello che chiede al governo di rivedere al più presto la politica estera del nostro paese: ci vuole un coraggioso no alla guerra in Afghanistan e alla base Dal Molin di Vicenza. L'appello è promosso da Teresa Mattei (Partigiana e membro della Costituente), Padre Alex Zanotelli, Vauro (Emergency e giornalista) Giorgio Cremaschi, (segretario nazionale FIOM-CGIL) e Mauro Revelli, scrittore.
In queste ore stanno aderendo molti intellettuali e personalità del mondo dell'arte e delle scienze.Se lo condividete, vi chiedo di sottoscriverlo inviando il vostro nome, cognome e professione all'indirizzo mail "nobasenoguerra@gmail.com".
E' necessario manifestare il nostro dissenso, e quindi importante diffondere questo messaggio, farlo firmare a più persone possibili, affinchè diventi un coro di voci per la pace e la fine di tutte le guerre.
Franca Rame

Siamo donne e uomini impegnati da sempre per la pace. Abbiamo marciato in questi anni nelle straordinarie manifestazioni contro la guerra globale divampata in Iraq ma nata nel 2001 in Afghanistan. Lo abbiamo fatto nella convinzione che la guerra deve uscire dalla storia e che la politica si riduce a gestione tecnica se non fa di questo obiettivo, di questa grande aspirazione umana la sua bussola regolatrice.
Quando nel 2006 abbiamo contribuito, ciascuna e ciascuno nel suo ambito e con le modalità proprie, a sconfiggere Berlusconi e le destre lo abbiamo fatto anche in nome della pace di quell'impegno, con la speranza che si sarebbe potuto iniziare a cambiare strada. Il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq ce lo ha fatto sperare. E invece oggi guardiamo con sconcerto alle scelte dell'attuale governo in politica estera e militare: mantenimento delle truppe in Afghanistan, al seguito della guerra statunitense. Piena fedeltà alla Nato, aumento spropositato delle spese militari fino alla sciagurata decisione di permettere la costruzione di una nuova base (e non allargamento!!) Usa a Vicenza; intesa di assemblare in Italia, presso Novara, i micidiali bombardieri Joint Strike Fighter, acquistati dagli Stati Uniti per la bellezza di 13 miliardi di euro! La costituzione dice che l'Italia ripudia la guerra e che per di più siamo in Afghanistan come missione di pace. E allora che cosa ce ne facciamo di aerei d'attacco e distruzione che possono trasportare testate atomiche? Bisogna fermarsi, fermarsi e riflettere.
Bisogna ricostruire una connessione con il proprio popolo e il proprio elettorato. Crediamo che la sacrosanta protesta della popolazione di Vicenza vada non solo sostenuta ma ascoltata e indurre il governo a cambiare idea. Così come crediamo che l'avventura senza ritorno della guerra in Afghanistan debba cessare.
Invitiamo il governo e i politici tutti ad ascoltare queste parole e invitiamo i deputati e i senatori che hanno creduto alla lotta per la pace di essere conseguenti con le loro idee votando no al rifinanziamento della missione in Afghanistan.
Se qualcuno pensa che dalla base di Vicenza debbano partire le forze d'azione per ogni tipo di guerra mediorientale ed esportare "un cimitero di pace e democrazia"in cambio di petrolio e di quotidiani massacri, noi pensiamo che dalla guerra bisogna invece cominciare a uscire.
On. Teresa Mattei- Partigiana e membro della Costituente, Padre Alex Zanotelli, Vauro - emergency, giornalista, Gianni Minà - giornalista, Giorgio Cremaschi - segretario nazionale FIOM - CGIL, Marco Revelli - scrittore
HANNO ADERITO Moni Ovadia - attore e autore, Mario Monicelli - regista, Giulietto Chiesa – giornalista europarlamentare, SilvanoAgosti- regista, Valentino Parlato- giornalista, Dario Fo- Premio Nobel per la letteratura, Jacopo Fo – scrittore, Stefano Tassinari – scrittore, Manlio Dinucci – saggista, Padre Alberto Maggi – biblista, Prof. Margherita Rubino – docente universitaria Università di Genova, Prof. Aldo Ferrara, docente universitario Università di Siena presidente CESAER, Prof. Silvia Ferrara PhD Junior Yellow Research Sant John College Oxford, Prof. Domenico Losurdo docente Storia della Filosofia Urbino – Presidente Ass. internazionale Hegel- Marx, Prof. Angelo d'Orsi, storico, docente Università di Torino, Sabina Guzzanti - attrice, scrittrice, Francesco (Pancho) Pardi prof. Universitario, Maria Ricciardi Giannoni, Presidente Associazione Liberacittadinanza

3 febbraio 2007

Panem Et Circenses: Iuvenalis docuit!

Intervengo su tutto questo scandalo che oggi infervora il paese a causa del poliziotto assassinato dai tifosi del Catania ieri.
Il mio titolo a molti chiarisce subito la natura di questo mio intervento: quando una società ha bisogno di servirsi degli stadi e affini come valvola di sfogo dell'oppressione popolare, tali tragedie sono da considerare assolutamente in preventivo.
E oserei dire che servono persino alle autorità (che talora le provoca o le "auspica") per poi giustificare agli occhi dell'opinione pubblica giri di vite polizieschi, sempre apprezzati dai governi, ma poco inerenti alla democrazia.
Quei cretini cerebrolesi dei tifosi catanesi sono semplicemente serviti (o sono stati organizzati) a questo scopo.
Esempi nella storia di questo fenomeno sociologico ce ne sono a bizzeffe, tanto che, tra l'epoca dei primi Flavi e gli Antonini, già il poeta latino Giovenale, appunto, aveva stigmatizzato il popolo romano che ai suoi tempi, ormai, era controllato dagli imperatori grazie a distribuzioni gratuite di pane e all'organizzazione dei giochi del circo.
Lo "stadio", inoltre, è sempre stato un formidabile strumento di propaganda politica, come tale strumentalizzato da partiti e uomini politici senza scrupoli, a tuttora, dal momento che sappiamo bene come molte tifoserie, per esempio quella della Lazio, siano vere e propre "squadracce" di Alleanza Nazionale e di altri partiti di estrema destra.
Il precedente più famoso, in tal senso, fu la rivalità a Costantinopoli tra le tifoserie degli Azzurri e dei Verdi alle corse dell'ippodromo: i due gruppi erano rispettivamente appoggiati dagli opposti schieramenti politici. L'evento più clamoroso di questa vicenda fu senz'altro la rivolta di Nika dell'11 gennaio 532, quando per poco un apparente tafferuglio scoppiato allo stadio non provoca la deposizione violenta di Giustiniano, salvato dal pronto intervento del generale Belisario.
La soluzione a tale situazione non la si trova inasprendo la legge, bensì eliminando appunto tutte le "cause predisponenti" a cui ho accennato.
Dovrebbe cambiare la cultura, insomma: gli individui devono essere educati ad esprimersi con atti poetici costruttivi, per dirla alla Jodorowski, deve essere bandita ogni forma di oppressione-repressione psicologica, facile poi da strumentalizzare in forma violenta.
Ma qui sto parlando di utopie!
Quello che forse, almeno a mia memoria, è stato il più forte centravanti di tutti i tempi, Marco Van Basten, già una quindicina di anni fa circa, con lucido e spietato realismo, aveva considerato inutile l'impegno dell'amico e compagno di squadra Gullit contro il razzismo e la violenza negli stadi, allorché sostenne (suscitando l'ipocrita scandalo del mondo dello sport) la stessa cosa che ho appena detto io: gli stadi servono proprio a far sfogare la gente!
Si tratta di una constatazione triste, ma ineluttabile... sinché dura questa cultura, millenaria, come ho dimostrato.
Aggiungo solo un'ultima considerazione: se a Catania fosse stato ucciso un Claudio Spagnolo qualunque, anziché un commissario di polizia, non sarebbero comunque stati bloccati i campionati, che in ogni caso, come ha previsto Oliviero Beha su TG3, riprenderanno presto, "perché ci sono i diritti televisivi da rispettare", prova ne è che nella parte inferiore della pagina della Gazzetta dello Sport che raccontava con enfasi come "il calcio chiude" campeggiava la pubblicità di Sky, "dove puoi assistere al Grande Calcio"!