Ceviche a colazione... il mio primo libro!

23 giugno 2009

Nevrosi conservatrice

La figuraccia della nazionale italiana di calcio alla Confederations Cup in Sudafrica non è certo una tragedia, come nessuno l’ha intepretata, d’altra parte credo che sia molto indicativa di un male sin troppo diffuso in Italia: la nevrosi conservatrice, male che affligge questo Paese dalla sua nascita. E anche da prima che nascesse.
L’ostinazione di Lippi a voler convocare giocatori cotti, solo perché ex campioni del mondo (3 anni fa!) la si spiega solo in virtù di questa nevrosi: la paura del nuovo, o ancora peggio, la paura di accantonare il vecchio (magari in seguito a pressioni di vario tipo!).
Ma l’aspetto più inquietante e direi machiavellico (ergo, tpicamente italiano) è che Lippi ci ha dimostrato di saperla lunga: ben conscio del fatto che certi giocatori non sono più degni della maglia azzurra rispetto ad altri meno blasonati, che ha fatto?
Ha schierato contro l’Irlanda del Nord nell'amichevole disputata prima della Confederations Cup una squadra perlopiù composta da giocatori freschi, tra i migliori italiani oggi come oggi, che infatti ha umiliato in scioltezza con un secco 3 a 0 (che poteva essere anche più corposo) la squadra britannica al 27° posto della classifica mondiale FIFA e che non si sta comportando affatto male nel gruppo 3 delle qualificazioni ai mondiali (2° posto dopo la Slovacchia, per ora).
Poi è tornato al gruppo classico che ha faticato di brutto contro gli USA (14° posto della classifica mondiale FIFA), riuscendo alla fine a vincere 3 a 1, sì, ma dopo aver chiuso il primo tempo in svantaggio e con un paio di sviste arbitrali che hanno sfavorito gli yankee.
Ma questo stesso gruppo ha poi rimediato la brutta sconfitta clamorosa contro l’Egitto (40° posto della classifica mondiale FIFA!), e infine un’umiliante batosta da parte dei brasileiros (al 5° posto della classifica mondiale FIFA, dietro l’Italia che sarebbe al 4° posto!).
Contro il Brasile, in particolare, e specie in attacco, sembra che Lippi l’abbia fatto apposta a far giocare i più spenti…
Sì, viene il dubbio che l’abbia cercata questa bastonata, per giustificare al cospetto di qualcuno l’allontanamento dalla nazionale di chi finora era considerato inamovibile.
In Italia questo atteggiamento non deve stupire: si preferisce far perdere a tutti piuttosto che assumersi la responsabilità di un cambiamento sentito come traumatico.
Il guaio è che la maggior parte della popolazione italiana ragiona nel modo descritto, tant’è vero che manda al potere col suo voto irresponsabile la classe dirigente che purtroppo dobbiamo patire.
Un'ultima considerazione: l'appello/avvertimento di Lippi lanciato ai giocatori, invitati a disputare il campionato italiano anziché recarsi a giocare all'estero, giustificato dall'idea che così il gruppo rimane compatto, è stato smascherato proprio dalla seleção brasileira, tra i cui componenti solo un paio disputano il campionato brasileiro (e sicuramente non per molto ancora).
Invero, anche questo appello di Lippi si spiega con la nevrosi conservatrice sopra illustrata. E forse anche con qualche altro calcolo ancor meno corretto, mi riferisco al piano morale.
Giocare nei campionati esteri, come quello spagnolo o quello inglese, i cui valori sono espletati dai risultati conseguiti dalle squadre appunto spagnole e inglesi nella Champions league, anzi arricchirebbe i giocatori italiani di stimoli e esperienze.
Ma anche questi sono valori che in Italia non sono considerati, non solo nel calcio, ma anche in tanti altri campi, come il mio, per esempio...

12 giugno 2009

Yoani atto III

Voglio pubblicare in un terzo post tutto il mio scambio con Gordiano (e, senza risposte, almeno per ora, con la stessa Yoani e Gianni Minà) sugli ultimissimi sviluppi del dibattito/novela Yoani, a cui ho già dedicato 2 post, http://romras.blogspot.com/2009/05/dibattito-yoani-sanchez.html e http://romras.blogspot.com/2009/06/il-fantasma-di-yoani.html, quest'ultimo subito precedente a questo.
***
From: Roberto Marras
To: Gordiano Lupi
Sent: Tuesday, June 09, 2009 2:03 PM
Subject: Re: Lupi parla di Yoani Sánchez a Ferrara
Hai visto che l'ultimo numero di Latinoamerica è in parte dedicato a Yoani?
Roberto
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Gordiano Lupi
To: Roberto Marras
Sent: Tuesday, June 09, 2009 5:40 PM
Subject: Re: Lupi parla di Yoani Sánchez a Ferrara
Non leggo Latinoamerica, come puoi immaginare...
Mi puoi fare la scansione delle pagine che parlano di Yoani?
Già mi figuro cosa dice.
Gordiano
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Roberto Marras
To: Gordiano Lupi
Sent: Tuesday, June 09, 2009 6:46 PM
Subject: Re: Lupi parla di Yoani Sánchez a Ferrara
Ancora non possiedo quest'ultimo numero, perché non me lo posso permettere: sono un insegnante precario in procinto di essere tagliato :-(
Ma conto di riuscire a comprarlo, rinunciando a qualcos'altro.
Comunque ho tratto dal sito di Gianni Minà il suo editoriale.
Te lo allego: è molto interessante, stavolta il buon vecchio Minà ha dato il meglio di sé! E personalmente ne sono felice, perché è come se avesse risposto al mio appello...
Ti sarà difficile – a te e a Yoani – replicargli.
Ma spero che lo farai/farete.
Perché il dibattito è muy rico!
Ti propongo di seguito anche il contenuto della newsletter di Latinoamerica, da cui ho saputo che il nuovo numero si occupa di Yoani.
Ciao
Roberto
**************************************************************
È in vendita il nuovo numero, doppio, di
Latinoamerica n. 106-107
n. 1.2/2009 (gen-giu 2009)
LATINOAMERICA
DOCUMENTA LA CYBERGUERRA USA CONTRO CUBA CHE SMENTISCE LE APERTURE DI OBAMA RIGUARDO ALL’EMBARGO
Esce in questi giorni nelle librerie Feltrinelli e in quelle indipendenti il numero doppio 106/107 di Latinoamerica, la rivista trimestrale di geopolitica diretta da Gianni Minà, fruibile anche in pdf sul sito http://www.gmeshop.it/.
Oltre a scritti di Noam Chomsky (“La sfida dell’America latina”), di Saul Landau (“Il capitalismo è fallito: accettate la realtà”) e di Frei Betto sul forum di Porto Alegre, questo numero della rivista documenta, con uno studio di Rosa Miriam Elizalde, la cyberguerra che gli Stati Uniti dal 2006, su iniziativa di Donald Rumsfeld, ministro della Difesa di George W. Bush, portano avanti contro Cuba come inasprimento dell’embargo invece di eliminarlo, come molti si aspettavano da Barack Obama.
Il sostegno a Yoani Sánchez, la bloguera antisistema così in auge in molti media europei, a cominciare dal gruppo Prisa editore de El Pais, è parte di questa strategia, come in altri momenti storici altre iniziative prese da Reagan e da Bush padre sul tema molto controverso dei diritti umani.
L’obiettivo di questa cyberguerra è, come ha scritto Usa Today, usare il web come ulteriore applicazione dell’embrago. Military Review, rivista del Pentagono, ha consigliato, per esempio, di creare blog “amici” e cyberdissidenti per questa strategia.
Lo studio chiarisce così molte delle polemiche sorte dopo l’affermazione dell’iniziativa critica di Yoani Sánchez .
Il numero a colori 106/107 di Latinoamerica ospita anche due delle riflessioni scritte da Fidel Castro per il summit delle Americhe svoltosi a Trinidad in aprile (incentrato sul diritto di Cuba a rientrare negli organismi politici latinoamericani) e un ricordo del premio Nobel della pace argentino Pérez Esquivel del giorno in cui fu portato da uno dei famosi voli della morte della dittatura militare sull’Atlantico a largo di Montevideo, come è successo a molti desaparecidos. Da quella terribile esperienza, figlia del Plan Condor avvallato da Nixon e Kissinger contro gli oppositori in America latina, Pérez Esquivel si salvò per un contrordine arrivato via radio all’ultimo momento, dopo le pressioni di mezzo mondo.
Il reportage di Blanche Petrich sulla lotta dei campesinos di Atenco, nel Messico senza legge, e la storia del visto negato al cantautore cubano Silvio Rodriguez (notizia ignorata dai nostri media) per i novant’anni del vecchio Pete Seeger, festeggiati insieme a Bruce Springsteen ed altri al Madison Square Garden di New York, sono le altre testimonianze di un numero sempre molto rispettoso dell’attualità.
-----------------------------------------------------------------------------------------
http://www.giannimina.it/
Storia di una messa in scena
Gianni MinàLatinoamerica n° 106/107
Deve essere vero... Yoani Sánchez, come ha scritto recentemente la rivista Time è una delle 100 persone più influenti del mondo che viviamo. Per quelli che non lo sapessero [anche se i suoi fans giurano che lo sanno tutti] Yoani Sánchez è la bloguera anti-sistema più famosa di Cuba, tanto che l’Editorial Prisa, il poderoso gruppo spagnolo che, oltre a più di mille emittenti in Messico, Stati Uniti, Panama, Costarica e Colombia, è padrone del quotidiano spagnolo El País, le ha assegnato qualche mese fa, con una grande campagna promozionale, il Premio Ortega y Gasset, un premio giornalistico che, prima di essere assegnato a lei, non era particolarmente conosciuto nell’universo della comunicazione. In un continente. L’America latina, dove, malgrado il nuovo vento di progresso che spira, i mezzi d’informazione sono al 95 percento in mano alle locali oligarchie predatrici, quello di Yoani è l’unico blog critico che El País – e ora anche qualche giornale e network italiano – sostengono. E questo dimenticando, magari, che in paesi come la Colombia e il Messico, che stanno proprio da quelle parti, i cronisti coraggiosi li ammazzano a decine. Dalle regioni, dalle città e dai villaggi interni di questi paesi ostaggio del narcotraffico e annichiliti, in molti momenti, dagli squadroni della morte e dal terrorismo di stato, cronisti che chiedono, attraverso internet, aiuto al mondo ce n’è tanti [e anzi su Latinoamerica ve ne faremo presto un elenco] ma evidentemente non sono interessanti per l’ipocrita stampa occidentale. Così dico che, probabilmente, Time ha ragione sull’influenza di Yoani Sánchez, costruita da El País, quotidiano una volta progressista, oggi gioiello del gruppo Prisa, fondato dall’ex franchista Jesús Polanco. Per aver tentato, infatti, in un articolo sul mio sito (Le dimenticanze della bloguera di moda [Nota scritta per http://www.giannimina.it/ il 4 maggio 2009]), di ricordare alla bloguera de l’Avana che, nei suoi post, spesso leggittimamente critici sui limiti della società cubana, c’erano troppe dimenticanze, è scoppiato il finimondo. Eppure avevo solo sottolineato l’enorme differenza fra la vivibilità della sua isola e quella dell’America latina spolpata dal neoliberismo e dalle sue violenze e ricordato che l’assedio degli Stati Uniti, non solo economico, ma anche politico, culturale, psicologico e in molte occasioni anche esplicitamente terroristico [basta pensare a Orlando Bosch, salvato da un indulto di Bush padre, e Luis Posada Carriles, salvato – per ora – da Bush figlio] non poteva non aver lasciato ferite, spinto ad errori e suggerito alla Revolución, nell’ansia di difendersi, chiusure e talvolta illiberalità.
Dopo questo articolo mi hanno scritto, insultandomi, da tutto l’universo anticastrista, reazionario e violento, che ha le sue radici negli Stati Uniti, in Messico, in Spagna e perfino in Canada. Il tono è quello delle radio che tracimano a tutto volume a Calle 8 di Miami, che una volta era il cuore più stolido dell’anticastrismo e ora è solo una strada dove molti cubani di terza generazione, nipoti di quelli venuti via da piccoli dopo il trionfo della Rivoluzione, si domandano se vale ancora la pena mantenere questa infruttuosa avversione da guerra fredda, mezzo secolo dopo. D’altronde è stato lo stesso Barack Obama, neo presidente degli Stati Uniti di origine africana, nato quando già Cuba era stata punita per la sua indipendenza, ad affermare che l’impatto della presenza dei settantamila medici cubani in America latina e nel Sud del mondo era stato più efficace di qualunque politica portata avanti in questi anni dai governi di Washington. Ma per chi, come Yoani Sánchez, enumera quotidianamente le carenze, le contraddizioni, le assurdità delle scelte ideologiche e sociali di Cuba, credendo di vivere in Svizzera, Olanda o Danimarca e non nei Caraibi o in Centroamerica, dove l’esistenza per la maggior parte dei cittadini è ogni giorno una scommessa, quella riflessione di Obama proprio alla vigilia del summit delle Americhe a Trinidad e Tobago, è stata vissuta quasi come una coltellata. In soccorso alle tesi della Sánchez sono intervenute tutte le voci che si attivano ogni volta che l’Usaid, il Ned e qualunque altra agenzia di comunicazione e propaganda della Cia o dello stesso Dipartimento di stato decidano che è arrivata l’ora di un’altra campagna contro la longeva Revolución cubana che, come ho scritto nel numero scorso, proprio non ne ha voluto sapere di levarsi di mezzo e di smettere di influenzare i sogni di riscatto di un continente. Anzi, ha sistematicamente smentito tutte le previsioni di un mondo mediatico che, sempre più prono verso chi è ritenuto ancora il più forte, è ormai incapace di prendere atto che le cose, almeno in America latina, stanno andando diversamente dai piani del neoliberismo. Perché questo intervento in forze, questa chiamata alle armi dei nostri media, acriticamente attestati sulla “versione ufficiale” del caso Yoani Sánchez, quella dei “cattivacci” cubani che non concedono il permesso d’espatrio alla candida bloguera? Vi sorprenderete, ma la risposta è: la chiamata alle armi dei media è per questioni strategiche. Se i lettori hanno la pazienza di andare a pagina 94 di questo numero della rivista, troveranno un’analisi della giornalista e scrittrice Rosa Miriam Elizalde, una ricercatrice rigorosa e puntigliosa delle nuove frontiere del web che, oltre a fornire qualche spunto di risposta in più alla domanda, li lascerà sconcertati nell’apprendere che non solo la fine dell’embargo degli Stati uniti contro Cuba è di là da venire, ma anzi che il governo di Washington ha messo in marcia, dai tempi di Bush, una vera e propria cyberguerra contro la Revolución, alla quale è difficile che il nuovo presidente Obama saprà negarsi, vista l’influenza che questo esperimento ha e avrà su altre scelte politiche e strategiche in altre zone del mondo. Basta mettere in fila alcuni dei passaggi dello studio fatto dalla collega Elizalde:
1] l’Amministrazione di Obama sta ultimando la messa in scena di un nuovo esercito ciberspaziale. Prima il Wall Street Journal, poi The New York Times hanno affermato che l’obbiettivo di questo cybercommando era di garantire la sicurezza delle reti di computers militari degli Stati Uniti, minacciati dall’intrusione di “hackers” vincolati specialmente a paesi come la Cina e la Russia. Con una sola pillola hanno fatto inghiottire alle vittime il pretesto per ucciderle (il fantasma del nemico esterno) e i dettagli di quale sarà l’arma omicida (un cybercommando che manterrà sotto vigilanza il pianeta ed eventualmente entrerà in azione).
2] L’obiettivo e l’intenzione di questa cyberguerra è quella di usare il web come arma di offesa e come terreno di vera applicazione dell’embargo.
3] Il generale della Forza Aerea Robert Elder, che nel novembre del 2006 sembrava essere il capo del Comando cyberspaziale [creato da Donald Rumsfeld], in una conferenza stampa anticipava le ragioni di questo nuovo spiegamento offensivo nella Rete: “Il cambiamento culturale sta nel fatto che adesso tratteremo Internet come un campo di battaglia e ci concentreremo su di lei e le daremo priorità per azioni nel cyberspazio”.
4] Usa Today ha scritto nel maggio del 2008, che il Pentagono “sta creando una rete mondiale di siti web informativi in lingue straniere, compreso un sito in arabo per gli iracheni, affidati a giornalisti locali per scrivere storie di avvenimenti di attualità e altri contenuti che promuovano gli interessi degli Stati Uniti, e messaggi di controinsurgenza”.
5] Per far passare i pregiudizi come fatti reali, questi devono essere filtrati attraverso una prospettiva personale, accompagnata preferibilmente da immagini e da altre prove evidenti che dimostrino che colui che testimonia si trova effettivamente sul luogo del racconto. Military Review, rivista ufficiale del Pentagono, ha dedicato ampie analisi all’importanza del blog e del cyberdissidente in questa strategia. Servono a dare un volto e degli aneddoti a una retorica che risponde al disegno politico dei militari nordamericani per ciascuna regione in conflitto, particolarmente per quelle dove si sta estendendo l’uso di internet.
6] Se riduciamo quest’analisi a Cuba, è sorprendente il successo della blogger Yoani Sánchez, che risponde a non poche delle condizioni richieste dagli esperti del Pentagono.
7] A chi parla Yoani? Parla ai cubani o a un uditorio che è fuori dall’isola, bombardato da un discorso pregiudiziale che lei cerca di sostenere? Il privilegio di stare a Cuba, si chiede Rosa Miriam Elizalde, garantisce la sua obiettività?
8] L’importanza strategica rivestita da una bloguera di moda e perfino dai Porno para Ricardo, un gruppo punk cubano antisistema [sostenuto da Bob Parsons, un ex marine diventato lo zar dei domini anonimi] nella messa a punto di questa strategia.
9] È casuale che il gruppo Prisa, il maggior sponsor di Yoani in Europa, sia anche proprietario di Noticias 24, il blog dell’opposizione venezuelana contro Chávez? In un panorama come questo è sorprendente che Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della sera, faccia la figura di Alice nel paese delle meraviglie e concentri il suo disappunto su una nota che ho scritto per il mio sito in cui commettevo il peccato di esprimere qualche dubbio sulle dimenticanze di Yoani Sánchez riguardo alla storia recente del suo paese, dall’embargo e dal terrorismo subìto alle devastazioni procurate a settembre datre uragani che hanno distrutto più di 500.000 abitazioni, alle conquiste scientifiche social e culturali che hanno permesso al paese di sopravvivere con una dignità sconosciuta ancora al resto del continente. Battista ha sparato a pallettoni. Ho tentato di rispondergli sul suo giornale, come usa in un corretto rispetto della democrazia, ma il direttore De Bortoli si è negato al telefono e la mia lettera l’ho passata ad Articolo 21 (http://www.articolo21.com/) e a Latinoamerica, perché fosse palese che quando i giornali della cosiddetta borghesia illuminata italiana parlano di diritti negati a Cuba o altrove, devono avere il buon gusto di lasciar perdere.
LA BLOGUERA CUBANA SCALZA, MA ALL’UNIVERSITÀ
[Risposta all’articolo di Pierluigi Battista sul Corriere della sera]
Caro direttore, dopo i dubbi che ho espresso sul mio sito alla campagna portata avanti da Yoani Sánchez, la bloguera cubana antisistema attualmente più “alla moda” e sponsorizzata dal gruppo Prisa, editore di El País, è abbastanza grottesco che Pierluigi Battista indichi proprio me come “un giornalista che, a casa sua, gode di ogni libertà e la usi impropriamente per segnalare i nemici della rivoluzione cubana”. È grottesco perché Yoani Sánchez ha, in questo momento, tutto il potere mediatico che vuole, e perché Pigi Battista, che il potere dell’informazione lo pratica, sa perfettamente che da undici anni, e dopo quarant’anni di impegno, nella democrazia italiana mi è vietato il lavoro alla Rai, la TV di stato, senza che lui abbia speso mai una parola per questo sopruso. Eppure Battista non ignora che io sono stato fra i pionieri di questa azienda per la quale, per quarant’anni, prima di essere epurato, ho realizzato reportages e documentari che ancora adesso, quando riproposti, vincono premi internazionali. Oltretutto mentire, affermando che io abbia “attaccato”, “denigrato”, “screditato” la bloguera non è un atto che gli fa onore, non solo perché io non l’ho fatto, ma perché dimostra che Battista non ha letto l’articolo sul mio sito (http://www.giannimina.it/) ma ha semplicemente fatto sue le versioni sul mio scritto dei “guardiani della controrivoluzione” dell’universo anticastrista, reazionario e violento, che svolge questo lavoro di esecrazione di Cuba dagli Stati Uniti, dal Messico e dalla Spagna. Una pratica che queste organizzazioni portano avanti ora con il “copia e incolla”, ma che è incominciata fin dal giorno successivo al trionfo della Revolución. Non mi spaventano certo né i loro insulti, né le loro minacce, che sono semmai la conferma dell’impotenza, della sconfitta di questi metodi, in un America latina che, oltre alla cancellazione dell’embargo, chiede all’unanimità di recuperare Cuba nell’Organizzazione degli Stati Americani e addirittura insiste per la sua conferma nel Consiglio per i diritti umani dell’Onu. So che Battista non ha in grande simpatia questa nuova America latina progressista che, giorno dopo giorno, conquista diritti civili che, nella vecchia Europa e negli Stati Uniti di Bush, si sono persi, ma se ne deve fare una ragione. È difficile ed ipocrita, infatti, essere intransigenti con Cuba per le sue illiberalità (a volte vere, a volte costruite) se perfino il nuovo presidente degli Stati uniti Barack Obama, pur avendo immediatamente annullato la legge voluta dal suo predecessore Bush che autorizzava la tortura (e anche quella che aboliva l’Habeas corpus) è stato poi costretto a bloccare la pubblicazione, decisa da un tribunale, delle foto delle angherie e dei soprusi commessi nel carcere di Guantanamo e non solo. Proprio per contraddizioni come queste, che non hanno fatto insorgere Pigi Battista come per il visto non concesso alla bloguera Yoani Sánchez, Obama recentemente è stato costretto a dichiarare: “L’impatto della presenza di settantamila medici cubani in America latina e nel Sud del mondo è stato più efficace delle politiche portata avanti in questi anni nei riguardi di Cuba dai governi di Washington”. Senza contare che, proprio in questi giorni, nonostante questa presa di coscienza del presidente, l’America di Obama ha negato il visto al grande cantautore cubano Silvio Rodriguez, invitato insieme a Bruce Springsteen e ad altri colleghi al Madison Square Garden di New York per la festa dei novant’anni di Pete Seeger, compagno di lotte del leggendario Woody Guthrie, senza che Battista o qualcuno della Fiera del libro abbia sentito il bisogno di protestare. Sugli scritti di Yoani Sánchez io, nel mio piccolo sito, ho espresso solo misurati dubbi sul fatto che, insieme alle denuncie delle carenze della società del suo paese, non ricordasse anche i meriti che tutti gli organismi internazionali, dall’Onu, all’Unicef, alla Fao, all’Organizzazione mondiale della sanità e perfino ad Amnesty International, che spesso stigmatizza le chiusure della Revolución, gli riconoscono. Ignorarli rende meno credibile la sua testimonianza e la costruzione mediatica che è stata fatta intorno a lei. Yoani Sánchez, tra l’altro, mi ha fatto sapere che quando il mio libro di intervista a Fidel nell’87 era nelle librerie de L’Avana, lei andava all’Università scalza per le ristrettezze economiche che Cuba aveva all’epoca. Purtroppo ha dimenticato di dire che quelli erano gli anni del periodo especial in cui il suo paese dovette sopportare due embarghi, quello storico e iniquo degli Stati Uniti e quello conseguente al crollo dei paesi comunisti dell’Est europeo. Inoltre vorrei ricordare a Yoani che era allora scalza ma andava all’Università. Se fosse stata una giovane di qualunque altro paese latinoamericano dell’epoca, ostaggio dell’economia neoliberale, magari sarebbe stata invece una ragazza di una violenta favela di Rio o di una inumana villa miseria di Lima o Città del Messico o, magari, avrebbe sniffato colla per vincere i morsi della fame, come hanno fatto e fanno ancora milioni di giovani nel continente. Il mondo, si sa, ha un significato o un altro a seconda del punto di vista dal quale lo guardi. Così mi auguro che a Torino, alla Fiera del libro, oltre ad applaudire la telefonata di Yoani, il pubblico sia andato al Museo della Resistenza, alla presentazione di Memoria del buio, lettere e diari delle donne argentine imprigionate durante la dittatura. Una testimonianza di resistenza collettiva, o abbia sentito il bisogno di riempire la sala dove è stato proposto Carte false, l’ennesima opera (a cura di Roberto Scardova) sull’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, impunito da quindici anni per le connivenze di pezzi del nostro apparato dello Stato con il traffico internazionale d’armi e rifiuti tossici, pezzi ancora attivi nella struttura del potere del nostro paese. Le donne argentine e Ilaria Alpi forse non avranno avuto la rilevanza mediatica della bloguera cubana, ma sono convinto che l’avrebbero meritata. Una battaglia mediatica come quella che abbiamo appena illustrato rivela il potenziale che questo mestiere ancora avrebbe per non tergiversare la verità, non cadere vittima della superficialità e dell’opportunismo e migliorare la qualità della vita della comunità dove un giornalista vive. Cito come esempio di questa etica le denunce sulle contraddizioni di Cuba espresse con durezza, dolore, ma anche onestà intellettuale, in diversi numeri della nostra rivista, da Soledad Cruz, una scrittrice che ama esprimersi fuori dai denti o anche da una docente dell’Istituto d’arte de l’Avana come María Cordoba che, in uno dei momenti più duri della vita del suo paese, seppe regalarci uno spaccato crudo e sincero [che ripubblichiamo in questo numero] della quotidianità di un modello sociale e politico, magari contraddittorio, ma che non si arrende. Né possiamo dimenticare il racconto, dolente e autocritico, di Ambrosio Fornet [pubblicato nel numero 98/99] sul Quinquennio grigio della Rivoluzione [dal 1971 al 1976], quando Cuba sembrò schiacciata dall’egemonia – anche culturale – dell’impero sovietico. Questo, a nostro modo di vedere, è il modello a cui rifarsi per criticare senza voler distruggere un paese che non ha più responsabilità e non ha commesso più peccati di altri, ma ha solo avuto la testardaggine di resistere al modello capitalista, commettendo madornali errori ma evitando quelli che avrebbero voluto imporgli certi suoi critici, i fondamentalisti del neoliberismo, ora imploso, come avvenne al comunismo. Perché a Cuba, anche se Yoani Sánchez non se n’è accorta, se avesse scelto il modello neoliberale, non sarebbe toccata il destino di Olanda o Danimarca e nemmeno del Lussemburgo, ma quello di nazioni come Guatemala, Salvador o, addirittura, Colombia o Haiti, dove la vita umana vale meno di niente.
Per raccontare uno scenario così complesso che ci richiede una ricerca e uno sforzo di chiarezza continui, in questo numero ci siamo avvalsi dei contributi di testimoni del tempo, indiscutibili o unici nella loro esperienza di vita. Da Noam Chomsky, che riflette sulla sfida del continente latinoamericano alle logiche sempre uguali di vecchi e nuovi colonizzatori, allo stesso Fidel Castro, che commenta i passaggi essenziali del Vertice delle Americhe di Trinidad e Tobago. E poi Saul Landau che, con assoluta franchezza segnala Il capitalismo è fallito, accettate i fatti, e il racconto della prima vittoria in Salvador del Frente Farabundo Martí, con l’elezione alla presidenza di Mauricio Funes, la riconferma di Rafaél Correa in Ecuador, il racconto del complotto contro Evo Morales in Bolivia e il reportage di Blanche Petrich sulla resistenza drammatica dei campesinos di Atenco in Messico al progetto di sloggiarli dalle loro terrre per costruire il nuovo mega aereoporto. Lo studio di Rosa Miriam Elizalde sulla cyberguerra contro Cuba, rivelata dal caso Yoani Sánchez, è la denuncia più preoccupante di questo numero 106/107, che ospita anche le testimonianze di Abel Prieto, ministro della cultura di Cuba, di Pombo, ora generale in pensione che sopravvisse al Che in Bolivia e di Adolfo Pérez Esquivel che racconta come scampò ai voli della morte in Argentina, nella stagione tragica dei desaparecidos. La denuncia documentata delle armi nuove e letali sperimentate dalle truppe israeliane a Gaza che chiude il numero, l’abbiamo tradotta da The Lancet, prestigiosa rivista medica nordamericana di grande impegno sociale. C’è di che riflettere, buona lettura.
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Gordiano Lupi
To: Roberto Marras
Sent: Tuesday, June 09, 2009 9:54 PM
Subject: Re: Lupi parla di Yoani Sánchez a Ferrara
No, non posso replicare a un elemento come questo. Sono sempre più convinto che chi prende i soldi è lui. E mi fa schifo solo averci a che fare. So di cosa parlo e sono stato a Cuba. Le cose che scrive Yoani le dicono tutti i ragazzi cubani. E MInà vada pure a farsi fottere. Riesce solo a farmi incazzare!
Ciao
Gordiano
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Gordiano Lupi
To: Roberto Marras
Sent: Tuesday, June 09, 2009 10:10 PM
Subject: questa è la mia unica risposta possibile
Caro Minà, se fossi in lei mi vergognerei a scrivere certe bassezze su una ragazza di 32 anni che racconta la sua vita quotidiana. Vedo che ha messo in campo tutta la sua rivista contro Yoani Sánchez. Tutto spontaneo? Come mai sino a oggi non se n'era mai occupato? Yoani Sánchez scrive da due anni e io la seguo da sempre, senza prendere una lira da nessuno. L'ho fatta conoscere io in Italia. Lei non conosce la vera Cuba, se afferma che le cose scritte da Yoani non sono il pensiero della maggior parte dei ragazzi cubani. Oppure - ed è più probabile - sa bene qual è la verità, ma non Le conviene scriverla. Meglio aggredire... e come sempre ci sarà chi Le crederà. Non io, però. Io sto con Yoani e con il popolo, non con la dittatura che affama e che obbliga alla fuga.
Distinti saluti
Gordiano Lupi
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Roberto Marras
To: Gordiano Lupi
Sent: Wednesday, June 10, 2009 10:46 AM
Subject: Re: questa è la mia unica risposta possibile
E come gliela fai avere, tramite il blog?
Io penso comunque che la questione sia molto delicata.
Hai ragione tu nel difendere l'onestà di Yoani, sulla quale pure io che non la conosco come la conosci tu non dubito, d'altra parte ha ragione Minà allorché sostiene che qualcosa di grosso si muove intorno a lei.
Minà sarebbe più onesto a sua volta se accettasse di dialogare con Yoani direttamente, anziché mandarle questi messaggi in stile "mafioso", d'altra parte è senz'altro vero che anche i nemici della Revolución stanno enfatizzando Yoani allo scopo di montare una campagna propagandistica sulla traccia evidenziata da questa Rosa Miriam Elizalde: sono abbastanza scafato, come lo sei pure tu, per capire perfettamente che razza di gioco perverso sia.
Da un lato Minà che difende la Revolución sulla base di stereotipi, casi reali, disonestà autentica dei soggetti della controparte, dall'altro quest'ultimi che usano Yoani per scardinare la fede nella Revolución cubana negli intellettuali o simpatizzanti semplici che siano. Nessuno dei due contendenti ha interesse a dialogare veramente con Yoani, ad aiutarla e ad aiutare con lei tutto il popolo cubano, perché a entrambi va bene questo stallo, questo status quo, che garantisce il loro potere, finché uno dei due non ceda, in qualche modo: probabilmente i difensori della Revolución. Allora vedrai - spero di essere cattivo profeta - che a Yoani nessuno più darà premi come l'Ortega y Gasset e che anche i Cubani la detesteranno come i Russi detestano Gorbaciov.
Se invece Minà – proverò a scrivergli e a chiederglielo – volesse davvero dialogare con Yoani, probabilmente la aiuterebbe anche a dialogare con le autorità cubane e sicuramente contribuirebbe a una democratizzazione di Cuba che eviterebbe e supererebbe le pressioni e le ipocrisie occidentali.
Comunque, caro Gordiano, sei, sia pure di poco, più anziano e presumibilmente più esperto di me, ma mi permetto di rivolgerti questo consiglio: non accettare provocazioni e conflitti, favoriscono il gioco che ti ho illustrato. Assumi invece il ruolo di chi vuole il dialogo, spiazza Minà. Chiedi anche a Yoani di far lo stesso - glielo chiederò pure io.
Se ci pensi bene, capirai anche tu che è la strategia migliore, che intanto non permetterà più a Minà di sostenere che siete pagati da chissà chi!
Poi, io spero sinceramente che Yoani diventi il soggetto catalizzatore della democratizzazione di Cuba senza tradire i principi sani della Revolución, quindi attraverso il dialogo con i rappresentanti onesti del potere a Cuba, ma soprattutto con la gente comune.
Sono ingenuo, utopista? Forse... ma tu sai che cosa ha scritto Galeano riguardo all'utopia, vero?
Se non ci fosse l'utopia, non andrei avanti. Specie in questi tempi sempre più bui – a proposito, questa è l'altra ragione fondamentale per cui ti consiglio di non alimentare conflitti strumentali: gli animi sono già abbastanza lacerati.
Un abbraccio.
Roberto
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Roberto Marras
To: Yoani Sánchez; Gordiano Lupi
Sent: Wednesday, June 10, 2009 11:32 AM
Subject: Minà de nuevo
Hola Yoani!
¿Qué tal?
Me parece que tu italiano sea bastante bueno para que puedas entender lo que te envío en anexo: el nuevo artículo de Minà contra a ti, Gordiano te enviará sin duda la traducción en español, yo me permito de hacer una síntesis y darte unos consejos.
En verdad, él no solo escribió este artículo, sino que dedicó casi toda su revista, Latinoamerica, a tu "caso": insiste en afirmar que tú estás apoiada por la Editorial Prisa, de propiedad de un ex franquista, Jesús Polanco, enemigo de la Revolución, e que haces parte de una estrategia de cyberguerra del gobierno norteamericano, mientras también la reconciliación que estaría buscando Barack Obama sería falsa.
Bueno, lo que dije a Gordiano, lo digo a ti también.
Se trata realmente de una guerra de propaganda entre dos enemigos sin honestidad ni escrúpulos: ambos quieren mantener su poder y esperan que el otro caiga: probablemente caerá la Revolución y entonces no creo que nadie te dará de nuevo otro premio como el Ortega y Gasset, serás olvidada - por todos menos que por Gordiano, yo y todos los que te admiran de verdad.
Yo te aconsejo, modestamente, de no aceptar provocaciones ni conflictos, así nadie puede decirte que estás con uno o con el otro: invita Minà a entrevistarte, a dialogar contigo, a verificar personalmente que tú no eres lo que él dice, a venir en tu casa para ver que no vives en Beverly Hills o en Miami.
Si harás así y él te ignorará, será él a perder credibilidad, si aceptará, podrás empezar un dialogo que de repente ayudará toto el pueblo cubano y no solo.
¡Yo espero con pasión que tú vires el catalizador de la democratización de tu país sin traicionar los principios sanos de la Revolución!
¡Suerte y un grande abrazo!
Roberto
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Roberto Marras
To: Gordiano Lupi
Sent: Wednesday, June 10, 2009 00:35 PM
Subject: Fw: Copia di: Yoani Sánchez
Questo è quanto ho scritto a Minà... vediamo che succede!
Ciao
Roberto
----- Original Message -----
From: Segreteria Gianni Minà
To: Roberto Marras
Sent: Wednesday, June 10, 2009 11:48 AM
Subject: Copia di: Yoani Sánchez
Quello che segue è la copia del messaggio da te inviato a Redazione per mezzo di Gianni Minà: Sito Ufficiale
Questa è una Richiesta Informazioni inserita in http://www.giannimina.it/ da: Roberto Marras
Caro Gianni,
ho letto il tuo nuovo editoriale finalizzato a chiarire cosa c'è sotto o dietro il successo della bloguera cubana dissidente Yoani Sánchez, ho apprezzato anche il fatto che tu vi abbia dedicato quasi tutta la rivista, soprattutto per definire i risvolti di questa cyberguerra contro Cuba di cui Yoani sarebbe un tassello, nonché la eventuale falsità della volontà di Obama di riconciliarsi con l'isola.
Se ti ricordi – ma non credo, perché sostieni di aver ricevuto tanti messaggi, perlopiù di insulti (non da parte mia) – ti avevo scritto per invitarti a replicare a Gordiano Lupi e alla stessa Yoani che avevano risposto alla tua provocazione.
Ora l'hai fatto – eccome se l'hai fatto! – e ti ringrazio, ma, secondo me, manca un elemento importante nella tua replica: la volontà di dialogo.
Credo che uno come te, con la tua esperienza, la tua competenza, la tua saggezza, dovrebbe probabilmente dimostrare più umiltà – non voglio dire onestà intellettuale – e andare personalmente da Yoani e verificare di persona che lei sia o non sia quello che sostieni che sia.
Guarda che se farai questo, aiuterai anche, e molto, il popolo cubano tutto: lo aiuterai a democratizzarsi senza tradire i principi sani - che sono tanti, come ci insegni – della Revolución!
Spero sinceramente che accetterai la mia esortazione, perché, lo sai bene, la Sinistra italiana e europea ne hanno bisogno, hanno bisogno di gesti come questo, per continuare a credere di potersi risollevare, per continuare a credere che l'utopia esista.
Grazie.
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Gordiano Lupi
To: Roberto Marras
Sent: Wednesday, June 10, 2009 2:20 PM
Subject: Re: Fw: Copia di: Yoani Sánchez
Roberto, adesso mi metto pure io a scrivere un articolo su questa faccenda, anche se Minà non lo meriterebbe. Ho mandato un SMS a Yoani che sa già tutto. Qui non si tratta di essere amici o nemici di una cosa che tu chiami Rivoluzione. Per me Fidél e Raul valgono Gheddafi e non vedo perchè dovrei scandalizzarmi se Berlusconi riceve Gheddafi, mentre poi c'è chi esalta il dittatore cubano. Qui si tratta di andare nel merito. Yoani non è una politica, è una SCRITTRICE. Lei descrive la vita quotidiana a Cuba e dice la verità. Non c'è ombra di dubbio. Minà ha mai letto Padura Fuentes, Gutierrez, De Armas...? Dicono le stesse cose di Yoani in forma letteraria. Se qualcuno usa pro domo sua le cose che Yoani dice non è colpa di Yoani. Ho smesso da tempo di dividere il mondo in buoni e cattivi. Ci sono di pessimi soggetti tra chi difende il regime, come ce ne sono dall'altra sponda. Minà dovrebbe entrare nel merito. Yoani dice cose vere o mente? Invece lui vuole solo squalificarla...
Ciao
Gordiano
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Roberto Marras
To: Gordiano Lupi
Sent: Wednesday, June 10, 2009 2:58 PM
Subject: R: Re: Copia di: Yoani Sánchez
Hai perfettamente ragione e approvo in pieno che tu scriva un articolo, ma ripeto il consiglio di non accettare la provocazione, altrimenti favoriresti il conflitto strumentale.
Perché, caro Gordiano, se tu, io, Yoani e tanti altri non dividiamo il mondo in buoni e cattivi, sai bene che invece la politica lo fa, e non devi cadere nel suo tranello, proprio per salvaguardare te e anche Yoani.
Io – e Minà ancora meglio – so bene che quello che scrive Yoani è vero, anche se non sono mai stato a Cuba e non ho mai letto gli scrittori che citi.
A maggior ragione la strategia migliore è quella di invitare Minà a verificare di persona chi sia Yoani, ad accettare la verità per quel che è, se non vuole far la figuraccia di servo del dittatore.
Scrivi pure quest'articolo, dimentica per un momento di essere un "toscanaccio", e non lasciare che Minà possa accusarti di essere un anticastrista che lo insulta, invitalo a dialogare e a verificare di persona la verità: se non accetta, peggio per lui!
Roberto
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Gordiano Lupi
To: Roberto Marras
Sent: Wednesday, June 10, 2009 3:41 PM
Subject: Re: Fw: Copia di: Yoani Sánchez
Cosa vuol dire anticastrista?
Sono categorie vecchie! È come dire oggi che uno è antifascista! Dove sono i fascisti? uno che un tempo lo era è sindaco di Verbania, addirittura... medaglia d'oro della resistenza...
Gordiano
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Roberto Marras
To: Gordiano Lupi
Sent: Wednesday, June 10, 2009 5:41 PM
Subject: R: Re: Copia di: Yoani Sánchez
Anche in questo hai ragione, ma lo vedi che dai ragione pure a me?
Accettando la provocazione di Minà accetteresti di misurarti con queste categorie vecchie, come le chiami tu.
Invitandolo al dialogo, a verificare di persona, lo smascheri!
Minà usa, a ruoli invertiti, lo stesso linguaggio di Berlusconi quando parla di nipotini di Stalin e affini... non cadere nel suo tranello!
Roberto
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Gordiano Lupi
To: Roberto Marras
Sent: Wednesday, June 10, 2009 6:23 PM
Subject: Fw: Copia di: Diffamare Yoani Sanchez non è corretto
----- Original Message -----
From: Segreteria Gianni Minà
To: Gordiano Lupi
Sent: Wednesday, June 10, 2009 6:18 PM
Subject: Copia di: Diffamare Yoani Sanchez non è corretto
Quello che segue è la copia del messaggio da te inviato a Redazione per mezzo di Gianni Minà: Sito Ufficiale
Questa è una Richiesta Informazioni inserita in http://www.giannimina.it/ da: Gordiano Lupi
GIANNI MINÁ DIFFAMA YOANI SÁNCHEZ
Scende in campo Latinoamerica al servizio del regime
Gianni Minà sceglie ancora una volta la strada dello scontro e si schiera anima e corpo in difesa dell'ultimo comunismo, quel regime totalitario dei fratelli Castro che non conosce libertà di espressione e di movimento, oltre ad avere le carceri piene di prigionieri politici. L'ultimo numero di Latinoamerica è tutto per Yoani Sánchez, definita ironicamente la bloguera anti-sistema più famosa di Cuba, anche se Minà sa bene che in un paese dove non esiste libertà di stampa un giornalista indipendente non può essere conosciuto.
Minà non entra nel merito di ciò che Yoani scrive da oltre due anni (si è accorto che esiste soltanto da pochi mesi, chissà perché), a lui non interessa scoprire se è vero che a Cuba mancano le libertà essenziali e neppure capire come mai vige un aberrante doppio sistema monetario. A Minà interessa soltanto lo sporco gioco di squalificare alla radice l'interlocutore politico, tecnica usata dal regime sin dai tempi di Heberto Padilla e praticata sistematicamente ogni qual volta si fa sentire una libera voce dissidente.
Minà sostiene che il successo internazionale di Yoani Sánchez sarebbe una colossale messa in scena, cominciata con il premio Ortega y Gasset assegnato da El País e finanziata dagli Stati Uniti d'America, che vorrebbero ingaggiare una guerra telematica alla Rivoluzione cubana. Minà prosegue il suo sermone contro la blogger con il solito argomento che nei paesi confinati con Cuba la situazione è peggiore, ma nessuno si interessa dei giornalisti mandati a morire davanti a un plotone di esecuzione. Non mi risulta, egregio Minà, a me pare che movimenti come il partito radicale hanno sempre denunciato ogni tipo di violazione della libertà personale. Non esiste un interesse a parlare soltanto di ciò che non va a Cuba, ma ci permetta di fare anche questo.
Minà ricorda che nei racconti di Yoani Sánchez ci sono delle dimenticanze. Qualcuno ha mai dipinto la blogger cubana come un soggetto politico? Yoani è una scrittrice che narra il quotidiano e non si è mai definita una dissidente. Minà dice che nel suo blog (http://www.giannimina.it/) è stato offeso dagli anticastristi per aver criticato la Sánchez. Resta il fatto che il suo blog non è aperto ai commenti, quindi nessuno può leggere le critiche rivolte al giornalista, mentre il blog della Sánchez (in spagnolo come in italiano su www.lastampa.it/generaciony) è liberamente commentabile ed è pieno di castristi italiani mandati da chissà chi a sputare livore e acredine. La differenza tra Minà e la Sánchez sta tutta qui. Minà censura e non pubblica le critiche, in puro stile comunista, mentre noi mettiamo ogni commento senza censurare niente.
Ne abbiamo abbastanza, egregio Minà, di sentir giustificare la mancanza di libertà a Cuba con gli attacchi terroristici, con Posada Carriles e amenità varie. In Italia c'è stato il terrorismo, ci sono state le Brigate Rosse, ma nessuno ha mai eliminato la libertà personale. I motivi dell'assenza di libertà sono ben altri e Minà lo sa meglio di noi, soltanto che non lo vuol dire.
Perché Minà non ci parla dello stato dell'informazione a Cuba? Televisione di regime e stampa monocorde dove il leitmotiv fa venire a mente 1984 di George Orwell. Minà non abbandona il solito assurdo paragone tra Cuba e le nazioni confinanti, continuando nell'ipocrita messa in scena di annoverare Cuba tra i paesi del Terzo Mondo. Se Cuba è diventata Terzo Mondo lo deve solo a Fidel Castro e alla Rivoluzione, colpevoli di aver arrestato ogni forma di sviluppo economico. Per dirla con Cabrera Infante: "A Cuba il comunismo ha nazionalizzato la miseria".
Minà avanza motivazioni ideologiche e di difesa dal nemico sull'altra sponda, ma non si sogna di dire che a Cuba nessuno può uscire dal Paese liberamente, neppure se ha i soldi per pagare un biglietto di aereo. In compenso, il giornalista amico di Castro ci parla di una cyber guerra mossa contro Cuba dai tempi di Bush e afferma che Yoani sarebbe una pedina di questo scacchiere. Minà non si rassegna al fatto che a Cuba esiste una generazione di giovani che non ne può più delle balle rivoluzionarie e che chiede soltanto di avere qualcosa in cui credere. Secondo Minà, la presenza diffusa di giornalisti indipendenti cubani su Internet sarebbe un'arma di offesa per una miglior applicazione dell'embargo. Eccoci ancora alla favola dell'embargo, padre di tutti i mali. La libera espressione di idee su Internet sarebbe una creazione del nemico e non una spontanea manifestazione di idee da parte di una generazione stanca che vorrebbe cambiare una società cristallizzata su se stessa.
Yoani parla al mondo, egregio Minà, certo che per lei è difficile parlare ai cubani, ma prova a farsi conoscere anche in patria distribuendo CD e floppy con le pagine del suo blog. Come potrebbe parlare ai cubani dell'isola se il blog è oscurato? Come può parlare un giornalista indipendente privo di media che lo possono ospitare?
Minà non perde neppure un minuto per dire che Cuba è un Paese dove manca la libertà di stampa, vige il pensiero unico, è proibita ogni libera iniziativa economica e non esiste libertà di movimento.
In conclusione giova ricordare che Minà non si occupa mai dei problemi provocati alla povera gente da un assurdo doppio sistema monetario. Gli stipendi vengono pagati in pesos, mentre gli acquisti si devono fare in pesos convertibili (falsa moneta parificata al dollaro). Minà non dice che i cubani sopravvivono grazie alle rimesse degli emigrati, soprattutto con i soldi di chi vive nell'odiata Miami. No, Minà preferisce diffamare e scrivere che Yoani e tutti gli altri blogger che raccontano le mancanze del quotidiano sono creature del gruppo Prisa (editore de El País in Spagna e di Noticias 24 in Venezuela).
La filippica di Minà giunge dritta allo scopo: delegittimare una persona come Yoani Sánchez così difficile da delegittimare, una blogger che fa della narrazione di un quotidiano la sua arma migliore, di una scrittrice che racconta i problemi di una società priva del bene più prezioso: la libertà.
Egregio Minà, sappiamo bene che al mondo ci sono altri luoghi dove manca la libertà, sappiamo pure che in Nicaragua e in Colombia si vive peggio che a Cuba. Ma ci permetta di parlare di Cuba, per favore. Non divaghiamo come al solito. Altri si occuperanno dei problemi di Nicaragua e Colombia, magari pure della Cina e della Birmania. A noi interessa Cuba. Possiamo parlare dei problemi reali di una terra a noi cara, invece di diffamare e di screditare chi racconta un difficile quotidiano?
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Roberto Marras
To: Gordiano Lupi
Sent: Thursday, June 11, 2009 4:37 PM
Subject: Fw: Copia di: Diffamare Yoani Sanchez non è corretto
hehehe
Ora Minà potrà dire di nuovo che l'hai insultato, ecc.
Proprio non sei riuscito a trattenere il tuo impeto toscanaccio :-)
Anche sei hai ragione, ben intesi, ma la strategia dello scontro, ripeto, non è quella giusta...
-----------------------------------------------------------------------------------------
From: Roberto Marras
To: Gordiano Lupi
Sent: Friday, June 12, 2009 4:29 PM
Subject: Fw: Copia di: Diffamare Yoani Sanchez non è corretto
Rileggendo meglio il tuo articolo, devo riconoscere che invece ti sei trattenuto adeguatamente e hai comunque invitato Minà a dialogare, a modo tuo.
Se lui non lo farà, la brutta figura sarà tutta sua, lo ripeto.
Ora l'ideale sarebbe che anche Yoani gli scrivesse (e pubblicasse sul suo blog la sua lettera) per invitarlo ad andare a Cuba a trovarla e a verificare personalmente quello che racconta, anziché inventarsi trame strane!
Suerte
Roberto

Il fantasma di Yoani

Riprendo in un post gli ultimi sviluppi del dibattito Yoani Sánchez già da me riportato in http://romras.blogspot.com/2009/05/dibattito-yoani-sanchez.html.
Gordiano la intervistata telefonicamente alla Fiera del Libro di Torino, sabato 16 maggio scorso.
***
Il fantasma di Yoani Sánchez alla fiera di Torino
Yoani Sánchez è stata una protagonista fantasma della fiera di Torino, perché ha potuto partecipare soltanto telefonicamente alla presentazione di Cuba libre Vivere e scrivere all’Avana (Rizzoli), causa il noto diniego a viaggiare ricevuto dalle autorità cubane. La casa editrice ha predisposto un libro di firme da inviare a Raúl Castro, contenente un appello teso a modificare l’atteggiamento di chiusura nei confronti della blogger. Non sappiamo quanto servirà…
Yoani ha scritto un brano molto amaro a proposito di questo tema: "Mi sono persa Madrid in pieno maggio, New York con il suo settore universitario e adesso Torino durante la fiera del libro. Se le cose continuano così, dovrò cominciare a raccontare la mia vita con il tempo verbale che indica le cose improbabili “io avrei potuto essere lì, però…”, “avrei presentato il libro, se non fosse stato per…” o “riuscirei a viaggiare se me ne stessi zitta”. Oggi ho partecipato al lancio di Cuba Libre, in maniera virtuale, come soltanto un blogger può farlo. Ho parlato per telefono con i presenti, ho risposto ad alcune domande e la linea è caduta prima di poter dire “addio”. Sono tornata a vivere una situazione conosciuta: c’erano tutti tranne me".
A Torino in diretta telefonica da Cuba ha risposto ad alcune domande poste da Omero Ciai (giornalista di Repubblica), da Erick De Armas (autore di Elena è rimasta e… papà tambien, Epoché) e dal sottoscritto. Un folto pubblico ha assistito alla presentazione e ha sottolineato con calorosi applausi ogni intervento della blogger.
– Il tuo blog è molto seguito all’estero, ma a Cuba non è consultabile. Tu non puoi vederlo quando lo scrivi. Come aggiorni il sito e come vivi questa condizione?
Per pubblicare il blog preparo il lavoro sul computer casalingo, salvo in dischetti e chiavette di memoria, mi reco in un internet point di un albergo con una carta prepagata, mi collego e spedisco il materiale ad amici che vivono all’estero e che si occupano di pubblicare i testi. Quando mi collego a Internet non scrivo niente, ma cerco e scarico informazioni su Cuba. Adesso è tutto più difficile perché in alcuni alberghi è scattato il divieto di vendere ai cubani carte prepagate per accedere a Internet. Non sappiamo se si tratta di una disposizione governativa o se è una misura presa dalle catene alberghiere.
– A Cuba esiste un movimento per facilitare un cambiamento politico?
A Cuba esistono molte voci indipendenti che invocano il cambiamento, si chiede da più parti maggior libertà, in tutte le sue forme, dalla libertà di espressione a quella associativa, per finire con la libertà economica e di movimento. Ci sono molti giovani non politicizzati che vorrebbero vivere in un paese più libero e più moderno. Purtroppo non esistono veri e propri movimenti politici organizzati perché manca la libertà di associazione.
– Perché non ti hanno permesso di venire a Torino?
Nessuno ha messo per scritto il motivo. Non lo fanno mai. Si limitano a scrivere sulla richiesta: per il momento non può viaggiare. In un sistema politico privo di libertà e diritti civili, l’autorità è sovrana e non è tenuta a motivare i provvedimenti. Penso che il divieto a viaggiare sia una diretta conseguenza delle cose che scrivo, ma potrebbero sconfessarmi in qualsiasi momento, adducendo motivi burocratici. Noi cubani siamo come i bambini piccoli che per uscire di casa hanno bisogno del permesso dei genitori.
– Pensi di scrivere romanzi sulla realtà cubana?
In realtà sto scrivendo un romanzo generazionale e credo di finirlo entro l’anno. Racconto la Cuba quotidiana della mia generazione, quella dei ragazzi poco più che trentenni che hanno vissuto con le bambole russe, le scuole al campo e la tessera del razionamento alimentare. Il romanzo è lontano dalle vecchie ideologie e cerca di comunicare bisogni e incertezze dei giovani cubani che vivono sognando la fuga.
– La tua scrittura cita grandi autori del passato come Lezama Lima, Virgilio Piñera, Heberto Padilla e persino Cabrera Infante…
Sì, sono filologa e amo la buona scrittura. Penso che il castigliano sia una lingua che si possa utilizzare bene per creare certe atmosfere letterarie. Molti scrittori cubani che ho letto e studiato fanno parte del mio bagaglio culturale. Non posso dimenticare i miei studi e il fatto di scrivere bene è un vizio professionale. Virgilio Piñera con il suo inconfondibile stile surreale è uno dei miei autori di riferimento.
– Ti consideri una dissidente?
Assolutamente no. Questa parola non ha niente a che vedere con quello che sto facendo. Il problema è che a Cuba non ci sono alternative. Se non sei del tutto favorevole alle misure governative ed esprimi critiche al sistema vieni etichettata come controrivoluzionaria. In realtà sono una ragazza come tante che un giorno ha deciso di intraprendere un esorcismo personale. Scrivo in un blog ciò che non posso dire nella vita di tutti i giorni e per questo ho definito il mio lavoro come un esercizio di codardia. Siamo sempre più numerosi a usare la blogosfera per esprimere opinioni. Non ho nessuna intenzione di darmi alla politica e di fondare un partito. Non ne sarei capace. Piuttosto mi piacerebbe aprire un giornale libero.
– Fino a quando continuerai a scrivere il blog?
Fino al giorno in cui sentirò di avere qualcosa da dire, raccontando i problemi della vita quotidiana, senza ideologie o retorica, senza menzogne. Per adesso questo modo di raccontare usando brevi flash e metafore mi appaga molto.
***
Termina qui l’incontro con Yoani, che forse avrebbe avuto molte altre cose da dire al pubblico presente che l’ha ascoltata con attenzione, ma l’interesse dei lettori potrà essere soddisfatto seguendo le future puntate di Generación Y sul sito web de La Stampa (www.lastampa.it/generaciony).
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

11 giugno 2009

Se vogliamo che le cose cambino

Se vogliamo che le cose cambino, occorre occupare le banche e far saltare la televisione.
Non c'è altra possibile soluzione rivoluzionaria.
Luciano Bianciardi

1 giugno 2009

VADEMECUM PACCHETTO SICUREZZA

Divulgo con sempre più intensa partecipazione questo vademecum realizzato dall'amica Alessandra Ballerini, avvocata specializzata, nei tribunali e sul campo, nella difesa dei diritti umani, e dell'altro amico Marco Roverano, della CGIL.
Allegato dal Centro in Europa all'appello già pubblicato (http://romras.blogspot.com/2009/05/appello-alle-istituzioni-e-ai-candidati.html).
***
CGIL
CAMERA del Lavoro Metropolitana Di Genova.
Ufficio Immigrati
VADEMECUM PACCHETTO SICUREZZA

Come CGIL abbiamo sentito l’esigenza di produrre un documento che coniughi elementi di informazione, considerazioni e proposte per affrontare la gravissima situazione che si viene determinando a causa del cosiddetto ”Pacchetto Sicurezza”.
Questo Vademecum vuole anche essere un appello a tutte le persone di buon senso a “unire le forze” e le iniziative per informare, discutere con la gente, con i Genovesi e per cercare di far cancellare tutte le norme odiose e insensate di questo provvedimento legislativo.
La Camera ha approvato il 14 maggio scorso il pacchetto sicurezza.
Si tratta di un dispositivo di legge che si aggiunge ad altri già adottati in precedenza da questo governo e che hanno già compresso i diritti fondamentali dei migranti (come il diritto di asilo, o quello al ricongiungimento familiare) e che dai prossimi giorni, con l'approvazione del Senato, potrebbe compromettere i diritti di noi tutti.
In questo testo di legge viene l’introdotto il cosiddetto reato di clandestinità, che comporterà l'obbligo a carico dei pubblici ufficiali o degli incaricati di pubblico servizio (in prevalenza italiani) di denunciare la persona che commette questo reato, ovvero il migrante colpevole solo di esistere e di non possedere (suo malgrado) un permesso di soggiorno.
Il reato di clandestinità è palesemente incostituzionale perché di fatto punisce i migranti non per quello che fanno ma per quello che sono.
Seppure sono state stralciate dalla legge le norme (indegne) che specificamente prevedevano i cosiddetti medici-spia e presidi-spia, di fatto, per quanto riguarda le prestazioni sanitarie o le iscrizioni scolastiche, comunque medici e presidi, in quanto pubblici ufficiali possono (o meglio dovrebbero) procedere in ogni caso alla denuncia del migrante irregolare. Non solo. Il migrante irregolare non potrà neppure adire un tribunale né testimoniare ad un processo o denunciare un reato (né tantomeno denunciare i datori di lavori che lo sfruttano). E questo non giova alla sicurezza dello Stato.
Ed ancora. La normativa disciplinata dal pacchetto sicurezza prevede per i migranti l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno per gli atti di stato civile. Questa norma comporta l'impossibilità per il migrante irregolare di registrare una nascita, di riconoscere il proprio figlio (che verrà così dichiarato adottabile) e di contrarre matrimonio.
Impedire il riconoscimento di un figlio o la celebrazione di un matrimonio configura un'evidente lesione dei diritti fondamentali della persona, di tutte le persone. Il divieto di matrimonio per l'irregolare che volesse sposarsi con un cittadino italiano comporta infatti anche lesione dei diritti per il cittadino italiano che vede subordinata la propria libertà di contrarre matrimonio al possesso, da parte del partner, di un permesso di soggiorno.
Ed ancora. Con le modifiche previste nel pacchetto sicurezza viene compresso per il cittadino italiano il suo diritto all'unione familiare con parenti stranieri: ed infatti viene garantita l'inespellibilità e la regolarizzazione solo per i parenti fino secondo grado (ad esempio il fratello) amputando un diritto che prima era garantito fino al quarto grado di parentela.
Altre norme comprometteranno i diritti anche dei cittadini italiani: in particolare l'art. 18 degli emendamenti del Governo prevede che le istanze di iscrizione o di variazione della residenza anagrafica (presentate da chiunque, anche da italiani), potranno (discrezionalmente?) dar luogo alla verifica, da parte degli uffici comunali competenti, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile: nel caso in cui l'immobile venga giudicato inidoneo non si potrà ottenere o mantenere la residenza, con una serie di implicazioni a catena veramente drammatiche: impossibilità di accedere alle prestazioni di sostegno al reddito, di partecipare alle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi, di accedere agli asili nido o all’assistenza sanitaria. Controllare la residenza delle persone (cittadini o no) è un modo per controllarne i diritti.
Viene, nel medesimo pacchetto sicurezza, reintrodotto il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, che era già stato abrogato, in una versione punitiva intensificata rispetto alla precedente: è prevista ora la reclusione fino a tre anni. Un'ipotesi di reato che potrà essere utilizzata facilmente contro chiunque, italiano o migrante, all’interno di contesti di conflittualità sociale, colpendo comportamenti diffusi di scarsissimo allarme sociale.
Di più: vengono introdotte le ronde, per le quali è prevista la regolamentazione attraverso elenchi in Prefettura, ed anche un gruppo di addetti a servizi di controllo in attività di intrattenimento o spettacolo.
Ma non solo: con la nuova normativa viene previsto:
- l’acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio con cittadino italiano potrà avvenire solo dopo due anni di residenza successivamente al matrimonio (oggi "bastano" sei mesi), e sarà poi necessario il pagamento di una tassa di 200 euro;
- il prolungamento dei tempi di detenzione nei C.I.E (centri di identificazione ed espulsione) fino ad un massimo di 180 giorni;
- l'obbligo per i servizi di money transfer (da chiunque siano gestiti, e quindi anche da italiani) di richiedere il permesso di soggiorno dell'utente straniero e di conservarne copia per dieci anni nonché l'obbligo di delazione: ovvero l'obbligo di comunicare all'autorità di pubblica sicurezza i dati dei migranti irregolari, pena la cancellazione dall'elenco degli agenti in attività finanziaria;
- l'obbligo del versamento di contributo da 80 a 200 euro per i migranti che richiedano il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.
- la previsione dell'arresto fino ad un anno e di multa fino a 2.000 euro per il migrante che non esibisce il permesso di soggiorno (magari non per disobbedienza ma perché non lo possiede);
- la cancellazione anagrafica per il migrante titolare di permesso scaduto da più di sei mesi;
- l'inasprimento di tutte le norme legate al favoreggiamento dell’ingresso irregolare.
Non vengono però aumentate le sanzioni per quanto concerne gli sfruttatori dei migranti (chi impiega ad es. lavoratori irregolari sottopagati).
- l'introduzione per gli stranieri regolari del "l’accordo di integrazione", che si tradurrà in un permesso a punti che funzionerà più o meno come la nostra patente, con la possibilità di riacquisto dei punti persi tramite la frequentazione di appositi corsi (a pagamento?) - Un altro modo per esercitare un continuo controllo sui migranti;
Se queste norme diventeranno legge verranno messi in discussione i diritti fondamentali delle persone, di tutte: italiane e non.
Le norme contenute in questo provvedimento infatti evidentemente non riguardano solo i migranti. Nel disegno di legge approvato dalla Camera sono contenute norme che colpiscono tutti. Quando il sistema dello Stato di diritto "salta" nessuno più è al sicuro (eppure hanno il coraggio di chiamarlo pacchetto sicurezza!).
Quando viene messo in discussione e calpestato il principio di uguaglianza tutelato dall’art. 3 della nostra Costituzione, questo principio non vale più per nessuno. I diritti fondamentali o sono di tutti e lo Stato si impegna a tutelarli, o non sono più di nessuno.
Oggi i diversi, i non uguali, sono i migranti, ma anche i loro parenti o i fidanzati o chi vive in una casa considerata "inidonea" o chi manifesta in maniera "colorita" il suo dissenso, domani chissà.
Domani, purtroppo, la storia ci insegna, non potrà che andare peggio.
O siamo tutti uguali davanti alla legge o nessuno più lo è.
O forse la legge non è più degna di questo nome.

(a cura dell'avv. Alessandra Ballerini Cgil Genova)

In particolare in Liguria:
Il pacchetto sicurezza piomberà sulla realtà Ligure/Genovese con danni imprevedibili ma sicuramente irreparabili.
Infatti la struttura demografica di questo territorio è connotata da una presenza di popolazione anziana che non trova paragoni praticamente in tutta Europa.
In Liguria secondo i dati dell'Istat al 1 gennaio 2008 la popolazione oltre i 60 anni di età è pari a 539.000 persone,nella provincia di Genova 296.877, il 56% della regione (oltre i 65 anni 237.320).
Dalle ricerche effettuate si stima che circa il 25% faccia ricorso a forme di assistenza più o meno a tempo pieno e quindi a livello della provincia di Genova 60/70.000 famiglie.
Dai dati dell'Inps risultano in regola circa 40.000 lavoratrici domestiche a livello regionale, di queste più dell'80% sono straniere, nel territorio Genovese un po' più della metà.
È facile capire da questi dati, anche considerando eventuali plurirapporti a part time che c'è un vuoto di decine di migliaia di posizioni "irregolari", ovvero ci sono tantissime assistenti famigliari clandestine che stanno lavorando in nero in attesa del sospiratissimo e sempre più inavvicinabile permesso di soggiorno.
Peraltro già la sanatoria del 2002 che seguiva la Bossi - Fini aveva evidenziato nella nostra regione e in proporzione a Genova una quantità enorme di lavoro domestico clandestino (per ogni regolare ce ne erano 2 clandestini! con una percentuale di quasi il 300%).
Dato che dal 2003 ad oggi i vari decreti flussi hanno sempre evidenziato un sproporzione consistente tra domande e posti disponibili e che dall'altra parte la domanda di assistenza famigliare e la quantità di anziani è andata sempre aumentando è facile capire il perché di questa massa considerevole di "Badanti Clandestine" (parole orribili!).
Infine chi opera nell'accoglienza degli stranieri sa benissimo che la presenza di decine di migliaia di donne che lavorano come assistenti famigliari si accompagna ad un bisogno crescente delle stesse di supporto per i loro figli o genitori, supporto che è garantito da un tessuto sociale che si costruisce nel tempo e che è fatto da parenti (sorelle, fratelli, zie/i, cugine/i piuttosto che amiche/i) che spesso si identificano proprio con quelle clandestine che i dati evidenziano.
Quindi colpire gli irregolari (cioè coloro che sono stati in possesso di almeno un permesso regolare poi perduto) e/o i clandestini significa in realtà colpire anche i regolari e il loro sistema di "Welfare".
Ma inevitabilmente viene colpito mortalmente anche quell'altro Stato Sociale “nostrano” che nel nostro territorio consente a tantissime famiglie di assistere dignitosamente a casa i propri cari, o a moltissime coppie di anziani o anziani soli di evitare l'abbandono, o anche solo di avere una vita sociale ei essere loro stessi di aiuto ai loro figli.
Una catena di lavoro, relazioni, integrazione, solidarietà e interculturalità che verrà spezzata senza rimedio.
Come reagiranno queste famiglie e questi anziani o le assistenti famigliari extracomunitarie sia regolari che clandestine quando prenderanno piena consapevolezza che a causa del "pacchetto sicurezza", le famiglie rischieranno multe, denunce, espropri degli alloggi e altre pazzie?
Che faranno le lavoratrici regolari (ma come si fa a sapere se si è regolari se si ha solo una ricevuta della posta e si riceve il permesso dopo un anno e magari già scaduto?) e/o clandestine (che come abbiamo visto sono contigue ed essenziali all'equilibrio del sistema) capiranno che rischiano di perdere casa, figli, speranze e di vivere l'incubo che i figli tornino a casa bastonati o peggio da qualche razzista o denunciati da qualche preside troppo zelante?
E quanti soldi dovrebbe spendere la regione e lo stato italiano per garantire (non si sa con chi) un uguale efficiente e prezioso sistema di assistenza fai da te?.
È necessario che immediatamente i partiti di governo e opposizione, la prefettura e tutte le altre autorità evidenzino al governo quale pasticcio e dramma sta per cadere sulle teste di decine di migliaia di famiglie Liguri e Genovesi e su altrettante famiglie di lavoratrici straniere.
La CGIL di Genova ha già chiesto dieci giorni fa al Prefetto la convocazione urgente del "Consiglio Territoriale per l'Immigrazione" in cui siedono tutte le istituzioni (Comune, Provincia, Regione), il Ministero del Lavoro, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, la Questura e le associazioni del volontariato;
Ordine del Giorno, la apertura di un "Tavolo di Crisi", che affronti in tempo utile questo dramma incombente, senza dimenticarsi delle migliaia di lavoratori della Cantieristica, piuttosto che dell'Edilizia, che sono senza lavoro per la crisi e che tra pochi mesi diventeranno neo clandestini con conseguenze sui già delicati equilibri sociali imprevedibili.
Infine è necessario che tutta la società civile si allerti e si mobiliti, insegnanti e medici hanno cominciato a manifestare pubblicamente il loro dissenso verso l’approvazione del reato di clandestinità e la loro volontà di disobbedienza civile e di obiezione di coscienza.
La CGIL si rende disponibile non solo ad appoggiare questa scelta ma anche a contribuire a fornire supporto legale.

(a cura di Marco Roverano per l’Ufficio immigrati della Camera del Lavoro di Genova)