Ceviche a colazione... il mio primo libro!

22 aprile 2009

Rumenofobia

Mia mamma assiste sempre o quasi al programma di Lamberto Sposini La vita in diretta, che, quando sono a casa, quindi, in qualche modo mi devo sorbire un po' anch'io, specie quando vado in cucina a farmi uno spuntino...
E qual è l'argomento preferito di Sposini?
Ormai sono giunto alla conclusione, dopo tutte le puntate che ha dedicato loro, che il bel tenebroso de La vita in diretta, cellula mediaset nella Rai, ce la deve avere contro i Rumeni, delle quali malefatte tratta sempre con dovizia di particolari e fior di testimonianze, sia che siano rapine efferate, stupri, omicidi, ecc.
Sarà anche lui una vittima dei cattivissimi Rumeni? L'avranno stuprato e/o derubato e/o rapinato da piccolo?
Va a finire comunque che lo faranno davvero, così lo share del programma di Sposini aumenta vertiginosamente.
In concomitanza però con il razzismo irrazionale, in questo "assurdo Bel Paese"!

10 aprile 2009

I veri sciacalli

In un post precedente ho accusato senza mezzi termini i capi della Chiesa romana di essere non difensori della vita, come pretendono, bensì "difensori della sofferenza e del dolore, vero nutrimento della Chiesa, senza i quali non esisterebbe, perché nessuno ne avrebbe bisogno" (http://romras.blogspot.com/2009/03/la-buona-novella-non-e-mai-stata-una.html).
E, guarda caso, in questi giorni di dolore per il terremoto in Abruzzo, la Chiesa è in prima fila nella "celebrazione" del dolore stesso.
Per dare conforto, alcuni diranno.
Ognuno è libero di vedere quel che vuol vedere: io, quanto ho visto nelle immagini trasmesse alla televisione, posso solo definirlo trionfalismo autoreferenziale sulla sofferenza altrui.
E non solo la Chiesa è l'unica protagonista di questo vero e proprio sciacallaggio mediatico (e non solo), anche il governo e l'altra parte politica non sono da meno, laddove spero che si vogliano far emergere le responsabilità della cementificazione scriteriata di aree a grave rischio sismico!!
Comunque Silvio (meno male che Silvio c'è!) ha detto che saranno sospesi mutui e bollette ai terremotati...
Che caduta di stile (ma lui ormai ne ha fatto un culto della propria personalità)!
Un po' come se Lula, nel siccitoso nordeste brasileiro, dichiarasse alla popolazione locale che non gli fa pagare l'acqua che il governo gli fornisce per non morire di sete!
Ci mancava solo che si continuasse a far pagare ai terremotati mutui e bollette per case che non esistono più!!!
Ma vergognati, Silvio, e sta' zitto, per amor di decenza!!!
Non perdi occasione per alimentare il tuo inqualificabile personaggio!
Altro che scarpate in faccia meriti!
Questi sono i veri sciacalli, non di meno anzi molto peggio di quelli che vanno a rubare nelle case diroccate!

Parassiti vigliacchi

Riporto di seguito un mio risentito contributo a un gruppo di discussione cui partecipo. All'inizio il testo di un interlocutore - che non preciso per discrezione - al quale rispondo subito dopo.
***
I motociclisti e le strisce gialle
I motociclisti sono colpevoli e io lo so perché sono un motociclista. Sono colpevoli del mancato rispetto della segnaletica; chi non li ha visti sciamare ai semafori, superare le auto ferme in coda invadendo l’altro senso di marcia dopo aver attraversato la doppia linea continua? Chi non li ha visti fermarsi in alcuni casi al semaforo rimanendo al di là della doppia linea continua, quando naturalmente il semaforo non viene bypassato salendo sul marciapiede? Non rispettare spesso i pedoni o quantomeno spesso parcheggiare sulle strisce pedonali? Usare il motociclo, in alcuni casi molto inquinante, con estrema leggerezza e in modo esagerato? Ma, e c’è un ma, tutto questo è perdonato. Importante è che non si permetta di passare all’interno della corsia gialla riservata. Questo è il peccato fondamentale, tutto il resto è niente. E questo è un problema politico. È un problema politico perché l’immagine che l’amministrazione del Comune di Genova dà ai suoi cittadini è quella di un’organizzazione che vuole ed è solo interessata a far cassa. Che non ti impone nuove tasse alla luce del sole, ma lo fa in modo subdolo, con telecamere che ti fanno pagare a caro prezzo quell’unica manchevolezza che, secondo le statistiche, risulta essere la meno pericolosa. Ciò che ne traspare è quindi che all’amministrazione non importa prevenire gli incidenti, preoccupandosi quindi della sicurezza dei cittadini, o per un sacrosanto senso dello stato di diritto, punire chi infrange le regole, ma lo fa solo per cassa. Ma attenzione, il malcontento dei cittadini, di quelli che usano l’automobile e che devono evitare lo sciame di scooters impazziti, dei pedoni, dei motociclisti stessi che si vedono recapitare multe salatissime per eventi mai direttamente contestati, si paga. I partiti di maggioranza nell’amministrazione comunale finiranno per pagarlo. Il disinteresse per la politica parte anche da questo.
M.N.
***
Sono completamente d'accordo, bravo M.!
Aggiungo qualche particolare, però: è tutto vero quello che dici tu circa le manchevolezze dei motociclisti - me le riconosco senza problemi io stesso.
Il fatto che siano "perdonate", come giustamente precisi tu, dipende però non da tolleranza o da buon senso dettato dal fatto che il traffico a Genova sia gravemente condizionato da infrastrutture scadenti e inadeguate (e tutto sommato non sono certo le moto a procurare i problemi, anzi li risolvono), ma sono ormai giunto alla conclusione che è frutto di una vera e propria strategia perversa.
Faccio degli esempi.
Qualche tempo fa ho preso una multa per un posteggio dello scooter in via Carducci, in un punto dove non davo fastidio a nessuno, ma dove per giunta, d'inverno, ci si parcheggia sempre, anche le macchine, senza conseguenze.
Solo che era estate!
E non è l'unico caso di multa del genere su cui posso recriminare, invano purtroppo.
Ora, mi chiedo, che criterio sottende al fatto che d'inverno, in un certo punto, "tolleri" il parcheggio e d'estate, nello stesso punto, metti la multa?
Io la chiamo senza mezzi termini frode del cittadino che lavora con l'aggravante della falsa informazione.
Altro esempio: non so quanti di voi ieri abbiano sofferto l'infernale traffico nel solito sfigato ponente tra le 19.00 e le 21.00 circa della sera. Io sono tra quelli. E vi giuro che non ho visto neanche l'ombra di un vigile!!!! E altroché se ce n'era bisogno!
Stamattina, già alle nove di mattina, tra via Gramsci e il Centro, con un traffico molto sotto la media, ho visto con i miei occhi decine di vigili, a gruppi di tre addirittura, chiaramente a caccia di multe facili!!
Dire che sono dei parassiti vigliacchi è offendere pesantemente i parassiti vigliacchi!! Che professione di merda, proprio! Non la farei nemmeno se stessi morendo di fame, tanto la considero indegna moralmente!
Una vergogna indelebile per questa giunta e in genere per il Comune di Genova!
Io, che sono una persona che lavora onestamente e seriamente - come insegnante in due scuole, cosa che mi comporta di spostarmi nel traffico tutto il giorno tutti i giorni, spesso di fretta, e di avere la necessità di parcheggiare il mio scooter da qualche parte (e di posti ce ne sono ben pochi rispetto al necessario) - per guadagnare poi due soldi, per giunta da precario sul punto di essere tagliato senza speranze dalla Gelmini, mi sento VESSATO E DERUBATO DA QUESTO SISTEMA!!!!
E sono solo e sempre i più deboli e i più poveri che pagano il conto più salato, perché i "ricchi" hanno i loro posti priviegiati o si possono permettere tranquillamente i parcheggi a pagamento, che costano un occhio della testa!!!!
Mi dispiace per Manuela che stimo tantissimo, come lei sa, ma io, SICURAMENTE, non voterò per questa coalizione al governo oggi al Comune di Genova. Piuttosto, non voto per nessuno!!!!
ROBERTO MARRAS

9 aprile 2009

Ma una pianta cresce dal muro

L'altro ieri e ieri ho conosciuto la scrittrice romana de Roma - come dimostra il suo accento -, però di genitori somali, Igiaba Scego.
L'ho conosciuta prima all'Istituto Bergese, la scuola professionale subito sotto l'ITCS Rosselli - in cui lavoro io ancora per un paio di mesi -, dove l'aveva invitata la mia collega Daniela Malini, intraprendente organizzatrice del Caffè Shakerato (http://www.istitutobergese.it/doc/Bando.pdf), con la collaborazione di Massimo Cannarella, ricercatore a contratto presso il Dipartimento di Scienze Antropologiche dell’Università di Genova - che già conoscevo per essere amico della mia compagna Priscila e per altri eventi legati all'immigrazione -, nonché Francesca Lagomarsino, assegnista di ricerca presso il DISA, Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Genova, pure lei già nota.
Quest'ultimi hanno poi presentato Igiaba ieri al Ducale, con la collaborazione del Centro Studi Medì con cui lavora l'amica Marina Forlani, personaggio di spicco dei grupos di lettura alla Berio, e che a dire il vero è arrivata alla fine, così come io stesso sono arrivato dopo la proiezione del video "La Costituzione europea" - cinque scene da un continente meticcio di Eugenia Teodorani e Alessandro Diaco (pure loro presenti) - che comunque avevo già visto al Bergese -, perché ero impegnato nel presidio davanti alla Prefettura per la Scuola Pubblica e in particolare per i precari come me, organizzato dalla FLC-CGIL dell'amico Paolo Quatrida, conclusosi poi quando siamo stati ricevuti da un funzionario prefettizio e dalla sua segretaria che ha annotato diligentemente le nostre rimostranze.
Igiaba è considerata una delle figure più brillanti tra gli scrittori migranti di seconda generazione; è una ragazza di 34/5 anni che sembra molto più ingenua e delicata di quanto poi dimostra di essere, allorché chiama direttamente per nome le persone e i problemi che riguardano il razzismo e la xenofobia nel nostro paese.
Ci ha raccontato per esempio di una sua amica di origine africana ma nata in Italia come lei, che non sapeva, perché nessuno gliel'aveva mai detto, che compiuti i 18 anni aveva un anno di tempo per scegliere la cittadinanza italiana o mantenere quella dei genitori, cosicché il tempo è passato e ha perso la possibilità di avere la cittadinanza italiana. E più tardi, precocemente, ha perso anche la vita. Ma Igiaba, per pudore forse, non ci ha raccontato i dettagli di questa morte.
Poi ha parlato - e letto - tanto di identità.
Tema anche a me molto caro.
Ha detto varie cose che si possono riassumere in una citazione dal suo racconto Salsicce, che si trova su Wikiquote: "Credo di essere una donna senza identità. O meglio con più identità. Chissà come saranno belle le mie impronte digitali! Impronte anonime, senza identità, neutre come la plastica".
Sempre su Wikiquote, poi, si trova anche quest'altra citazione, sempre tratta dallo stesso racconto: "A Roma la gente corre sempre, a Mogadiscio la gente non corre mai. Io sono una via di mezzo tra Roma e Mogadiscio: cammino a passo sostenuto".
E ha detto una cosa che io vado predicando da anni, specie durante le mie lezioni: la vera natura degli Italiani, di tutti gli Italiani, da sempre, è la varietà, il fatto di avere più identità nelle loro radici.
Per questo il razzismo che ci impone la politica tramite i media è persino contro la nostra stessa natura.
Poi ha parlato anche di stereotipi, che il mio collega di pallanuoto Roberto - un omone biondo e con gli occhi azzurri, fortissimo centroboa -, pure lui presente al Ducale, sosteneva che si dovevano accettare con leggerezza, giacché lui, quando è stato in Marocco, dai locali era etichettato come l'italiano in cerca di droga e donne - e qui, secondo me, è stato diplomatico, perché so che in Marocco è come in Tunisia, che conosco direttamente, dove gli occidentali in genere più che le donne cercano i ragazzi: anche Tahar ben Jelloun ha raccontato in un'intervista che a Allen Ginsberg piaceva il Marocco perché vi poteva trovare tutta la marijuana e i ragazzi che voleva!
Igiaba, giustamente, ha precisato che dipende dagli stereotipi! E ha raccontato che una volta, in un colloquio di lavoro, ancor prima che lei rispondesse alla domanda: "Di che religione sei?", l'esaminatore le abbia fatto una testa tanta sul fatto che non poteva concederle il tempo per pregare e altri "privilegi" che in genere pretendono i musulmani.
Al Bergese aveva raccontato di come, da ragazza, in un'epoca in cui peraltro gli "extracomunitari" non erano ancora troppo visibili, nel migliore dei casi fosse chiamata Kunta Kinte, come il famoso protagonista di Roots, del romanzo di Alex Haley da cui è stato tratto anche il celebre sceneggiato, e a cui, come lei stessa ha ricordato, si è ispirato anche il cantante Daniele Silvestri per la sua canzone-calembour.
Ma quando le andava meno bene era chiamata "sporca negra".
Un po' come io ero chiamato "pastore sardo", "pecorella", ecc.
Laddove nemmeno valeva la pena di spiegare - nemmeno ai miei docenti indecenti - che, sebbene abbia un cognome marcatamente sardo - peraltro da secoli abbastanza diffuso anche in Grecia, Spagna, Francia e persino Inghilterra, come ho scoperto più tardi -, in realtà avevo una nonna paterna di origine corsa, nonché, soprattutto, una madre siciliana, insomma: sono un perfetto esempio di italiano, dalle plurime radici.
Igiaba allora ha spiegato che contro questi stereotipi ingiuriosi ha dovuto imparare a difendersi. Non a pugni, ché è una donna e per giunta esile.
Bensì grazie alla parola, alla capacità di parlare sensatamente e con cognizione precisa di quanto dice e racconta, grazie allo studio.
E io la ringrazio per lo straordinario insegnamento di grande valore pedagogico rivolto agli alunni (e non solo) - e che ho sfruttato e sfrutterò anche nelle classi che non hanno partecipato alla sua conferenza -, per giunta molto in sintonia con la mia storia.
È incredibile, infatti, come quanto più proceda nel mio percorso più mi senta "fratello" di persone come Igiaba, come la mia compagna ecuatoriana Priscila - lo metto bene in rilievo nella mia antologia di racconti Ceviche a colazione, che spero di pubblicare prossimamente - o come Albert Einstein, il quale, com'è noto, sul modulo dell'Ufficio Immigrazione americano alla voce razza aveva scritto: UMANA.
In un'epoca dove la sua presunta "razza ebraica" soffriva non pochi problemi in Europa e in Occidente in genere. E non solo da allora, peraltro.
Igiaba ha ricordato, come faccio io nelle mie lezioni, che pure in Italia, nel 1938, sono state promulgate le famigerate Leggi Razziali.
E, giustamente, ha ricordato pure come la Somalia, il paese di origine dei suoi genitori, nonché l'Etiopia, l'Eritrea e la Libia, abbiano una storia di coinvolgimento intenso - e di qualche credito - con l'Italia colonizzatrice.
Ha detto per esempio che nella Mogadiscio italiana certi quartieri erano vietati ai Somali, esclusiva prerogativa dei coloni italiani. E questo posso confermarlo pure io per quanto riguarda Asmara, di cui sono a venuto a sapere la stessa cosa quando ci ho soggiornato per tre mesi tra il gennaio e l'aprile del '98, cioè sino a un mese prima che scoppiasse la nefasta guerra tra Eritrea e Etiopia.
E la stessa rivendicazione nei confronti dell'Italia la avanza anche il protagonista etiope del terribile film-documentario Come un uomo sulla terra, alla cui promozione già mi sono dedicato (http://romras.blogspot.com/2009/03/stamattina-ho-assistito-al-film.html), e che mi sto adoperando per far proiettare nelle scuole e nella Berio.
Posso aggiungere peraltro che quando ero ad Asmara, in un taxi collettivo, un autoctono grande e grosso, e un po' alticcio, mi abbia apostrofato in inglese chiedendomi prima di dove fossi, poi dicendomi che "gli Italiani 50 anni prima avevano ucciso con i gas ragazze come quella che mi stava seduta accanto".
Io ho avuto solo la capacità di rispondergli che 50 anni prima non ero senz'altro nato.
Ma è certo vero che lo stereotipo degli Italiani Brava Gente, un altro tra quelli che ha ricordato Igiaba, sia come minimo un po' da rivedere.
Tanto più che tuttora i governi italiani mica cercano di rimediare ai crimini del passato, anzi ne aggiungono di nuovi, come denuncia proprio la testimonianza di Come un uomo sulla terra, dove tra l'altro è messa in rilievo l'affermazione ipocrita di Frattini, il quale non può rispondere dell'uso che i Libici fanno degli "aiuti" italiani, usati per alimentare il traffico di esseri umani tra l'Africa subsahariana e le coste della Libia, esseri umani derubati, vessati, torturati, violentati, uccisi... più e più volte.
Certo, come il "nostro" TG1 e gli altri notevoli media italiani hanno celebrato, Berlusconi ha comunque "fatto la pace" (e soprattutto lucrosi affari) con il leader libico Gheddafi!
Particolare anche questo ricordato da Igiaba.
Ieri al Ducale, visto che al Bergese non avevo potuto farlo, mi sono rivolto anche io a Igiaba, ribadendole in modo più circostanziato quanto fugacemente le avevo detto già detto al Bergese salutandola di corsa.
Io, e tanti altri Italiani, abbiamo già sofferto - e continuiamo a soffrire - i pregiudizi e le dscriminazioni che han sofferto lei e le persone come lei.
E pure io ho un senso dell'identità molto simile al suo.
Anzi, a dirla tutta, come ho già avuto modo di dire spesso in altre sedi, penso che tutte le identità, nessuna esclusa, siano false e ingannevoli. Laddove, se poi qualcuno ci tiene ad essere e sentirsi italiano, cattolico, di destra, persino sampdoriano :-), dovrebbe comunque vivere queste etichette che si autoimpone senza rompere le balle agli altri!
In ogni caso ci ho tenuto a ricordare però come il razzismo in Italia sia ormai una realtà diffusa, al punto che abbiamo al potere una classe politica che lo ha srumentalizzato per farsi eleggere.
E ho raccontato il già descritto (http://romras.blogspot.com/2008/03/il-fascismo-sotto-casa.html) episodio di Borghezio e Rixi che, iperprotetti dalle "Forze dell'Ordine", sbraitavano a Sestri Ponente, sotto la casa di Priscila, "tutti gli stranieri ladri, stupratori e assassini, tutte le straniere prostitute"!!!
E ho ricordato pure come la Lega Nord (in origine Lega Lombarda) dei sopra citati energumeni, poco più di vent'anni fa (ma anche dopo), basasse la propria propaganda razzista contro i "meridionali" come me, gli "extracomunitari" di allora, laddove nel tempo ha semplicemente raffinato i propri obiettivi, quando ha scoperto che se invece se la fosse presa con gli "extracomunitari" avrebbe ottenuto più voti e consensi, anche dai meridionali stessi, che non "si ricordano" di essere stati il suo primo obiettivo.
E certi politici meridionali come la forzaitaliota Aprea, tristemente nota a noi lavoratori della Scuola, lavorano a stretto contatto con i leghisti come Cota e Bricolo, con l'obiettivo comune di demolire la Scuola Pubblica italiana.
Per non parlare della siciliana Manuela Marrone, la Malinche dell'Italia del Sud, moglie del senatur Bossi.
Caso vuole che pochi giorni fa, all'Università, ho seguito la lezione del Prof. Fabietti, il quale, nel contesto di un seminario su Storia e Memoria organizzato per noi dottorandi di Letteratura Comparata Euro-Americana, ha messo in rilievo, tra le altre cose, come il Carroccio, simbolo della Lega Nord, in realtà sia nato nel Medio Evo come simbolo comunale, poi sia diventato simbolo dell'originale Lega Lombarda, coalizione di comuni lombardi guelfi contro l'imperatore Federico Barbarossa, quindi sia stato trasformato in simbolo dell'irredentismo italiano dalla retorica umanista fino a quella risorgimentale, per poi tornare, con Bossi e i suoi leghisti, ad essere un simbolo localista della "Padania", entità senza tradizione storica inventata di sana pianta.
Sarebbe un perfetto esempio, infatti, di quegli studi svelatori di verità avviati dall'ormai classico L'invenzione della tradizione, di Eric J. Hobsbawm e Terence Ranger.
Questo a conferma di quanto dicevo supra e ribadisco: tutte le identità sono false e ingannevoli.
Comunque Igiaba ha ancora giustamente ricordato come anche la presunta controparte politica, il PD, abbia cavalcato la tigre del razzismo e della xenofobia, specie riguardo agli sbarchi dei cosiddetti clandestini, e questo le ha fatto sostenere pertanto che si tratta di un problema politico serio e diffuso in Italia (e non solo).
Io sono d'accordo con lei, naturalmente, ma insisto nel sostenere che prima di essere politico, il problema è culturale, perché tra gli Italiani, condizionati dalla disinformazione nefasta dei media - peraltro controllati dalla classe politica - ormai il razzismo è consolidato.
Allo stesso Veltroni, fallimentare inventore del PD, gli ho sentito dire, quando è venuto a Genova, che loro si sono dovuti adeguare alla nuova "sensibilità" della gente comune! E si è visto come sia stata e continua ad essere la "strada giusta"!!!
Insomma, come ho detto al Ducale, se vogliamo combattere questa "cultura" e "politica" del razzismo e della xenofobia al servizio del potere, dobbiamo continuare e insistere ad affrontarle nel loro stesso campo di diffusione, l'informazione!
Ho già avuto occasione di raccontare recentemente a un amico come mi ricordi bene l'apertura di un TG1 (ma che combinazione!!!) di tanti anni fa - ero studente universitario: primi anni '90 - allorché come notizione di grande rilievo venne divulgata tra gli Italiani la seguente "tragica realtà": "Se la crescita demografica del Paese continua ai livelli attuali, tra 150 anni in Italia non ci saranno più Italiani!".
Mi ricordo che la mia prima reazione fu di dire: "E a me che me ne frega di quello che ci sarà tra 150 anni, quando sarò morto e sepolto da un pezzo. Sono troppo occupato con il mio presente!".
D'altra parte, se passiamo in rassegna la storia italiana degli ultimi 15 anni, non si può fare a meno di rilevare come questa assurda e insensata campagna demografica di matrice cattolica conservatrice, in tempi in cui Bossi e Berlusconi erano ancora "innocui", sia stata probabilmente il segnale di rivitalizzazione del razzismo fascista e colonialista che comunque è parte della storia italiana e che l'attuale classe politica del Paese ha ormai di nuovo sposato in pieno come proprio carattere essenziale.
Ribadisco quindi come sia importante continuare e insistere - ripeto praticamente le medesime parole - ad affrontare la disinformazione di Stato nel suo stesso campo!
Per questa ragione ringrazio sentitamente Igiaba Scego - di cui voglio leggere presto i libri, per cui rimando alla voce relativa dell'utilissimo wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Igiaba_Scego, e di cui segnalo anche questo contributo http://www.eksetra.net/forummigra/relScego.shtml - ma naturalmente anche la già citata collega Daniela Malini, che condivide con me il necessario obiettivo di educare i nostri alunni alla convivenza e alla reciproca conoscenza e valorizzazione, nonché gli altrettanto già citati Massimo Cannarella, Francesca Lagomarsino e tutto lo staff del Centro Studi Medì, specie la cara amica Marina Forlani, artefice o ideatrice di tante iniziative orientate nella stessa direzione, come quella dei citati grupos (http://blog.libero.it/GrupodeLectura/; http://grupodeleituraberio.blogspot.com/).
Un saluto e ringraziamento speciale poi ai ragazzi - e amici - di Nuovi Profili (http://nuoviprofili.com/), che incarnano in loro stessi la nostra comune lotta di resistenza umana contro la barbarie e la stupidità del razzismo.
Concludo con la pubblicazione di seguito di una mia poesia che mi ha ispirato una frase pronunciata nel video sopra citato proiettato al Bergese e al Ducale: una pianta cresce dal muro. L'ho collegata al fatto che comunque si continuano a erigere muri, con tanto di cocci aguzzi in cima, associazione che mi ha condotto alla seconda ispirazione, da me liberamente rielaborata, e che non rivelo, invitando tutti i lettori a scoprirla da soli.
L'importante è che continuino a crescere piante sui muri.
***
Ma una pianta cresce dal muro

Una pianta cresce dal muro
Una pianta cresce dal muro
Una pianta cresce dal muro

Tanti muri, troppi muri
Han tirato su i muri
Di mattoni e di cemento
Con in cima cocci aguzzi
Di ignoranza e di paura

Han eretto le barriere
Non ci voglion far entrare
“Sei diverso, sei straniero
E sei sporco e disgraziato”
Nel mio orecchio mi han gridato

E lo vedi all’ospedale
Prodigarsi pallido e ansioso
Presso un rovente muro d’odio,
Appurare tra papiri e fogli
Schiocchi di dita, frusci di carta
Nelle crepe della società o nella “feccia”
Spiar le file di nere formiche
Ch’ora si rompono ed ora t’intralciano
A margine di immani ipocrisie

Ma una pianta cresce dal muro
Una pianta cresce dal muro
Una pianta cresce dal muro

Pur nato sotto questo sole che abbaglia
Sentire con triste meraviglia
Che per tutta la vita sarai un alieno
In questo seguitare di muraglie
Con in cima cocci aguzzi

Di ignoranza e di paura

Ma una pianta cresce dal muro
Una pianta cresce dal muro
Una pianta cresce dal muro

1 aprile 2009

Katyn e censura

Pubblico anche nel mio blog il commento che ho dedicato a una recensione che un mio amico, l'eccellente Prof. Nicolò Scialfa, preside dei presidi, filosofo e politico - uso entrambi gli appelativi nel senso più nobile possibile -, ha a sua volta dedicato alla promozione del film Katyn, del grande Andrzej Wajda (http://nicoloscialfa.wordpress.com/2009/03/24/katyn-il-film-degli-opposti-totalitarismi-n-scialfa-katyn-il-film-degli-opposti-totalitarismi/).
***
Eccellente e appassionata recensione.
Un unico appunto: tu dici che il crimine dei sovietici allora alleati dei nazisti è avvenuto "nella foresta di Katyn, in Bielorussia". Ti contesto, per pochi chilometri, questa localizzazione, perché la foresta di Katyn si trova in Russia, poco a ovest della città di Smolensk e poco a est del confine con la Bielorussia, appunto.
Come ben sai, del resto, il confine polacco, fino al 1939, si trovava molto più a est, fino quasi a Minsk, a comprendere tutta la Bielorussia occidentale, territorio che i sovietici si sono annessi proprio in seguito all'invasione concordata con Hitler e che i Russi non hanno mai più restituito alla Polonia, praticamente fino ad oggi (!), "compensandola" dopo la guerra con i territori già tedeschi della Slesia, della Sorabia, della Lusazia, della Prussia e della Pomerania. In pratica, la Polonia è stata spostata forzatamente a occidente.
Poi dici, giustamente, che i governi inglesi, americani e francesi conoscevano bene la verità e che, dopo la guerra, "la tesi della strage nazista si dimostra falsa": in effetti, già il 13 aprile del 1943 Joseph Goebbels fece divulgare la notizia tramite Radio Berlino, per giunta, in seguito, vi fece accompagnare ufficiali britannici prigionieri e membri della Croce Rossa a vedere personalmente la fossa comune, ottenendo lo scopo di incrinare i rapporti tra il governo polacco in esilio del generale Sikorski (che a luglio dello stesso anno morirà in un incidente aereo "misterioso") e Stalin, ma non quello di dividere l'URSS dagli alleati. La politica, insomma, è ed è sempre stata la politica, come rosa est rosa.
Un'ultima osservazione riguardo alla censura in Italia.
Il caso più emblematico e scandaloso è ancora quello del film del 1981 Lion of the Desert, dedicato alla storia del capo della resistenza libica contro gli Italiani Omar al-Mukhtar.
Riporto testuali le parole della voce wikipediana, al riguardo:
"Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del primo ministro Giulio Andreotti, "danneggia l'onore dell'esercito". Pare che il veto sia stato posto dall'allora sottosegretario agli Affari Esteri Raffaele Costa, oggi esponente di rilievo di Forza italia e presidente della provincia di Cuneo dal 2004. Vi fu un procedimento contro il film per "vilipendio delle Forze Armate". La pellicola non fu mai distribuita nel Paese, dove resta tuttora introvabile" Nel 1987 fu bloccata la proiezione dalla digos in un cinema di Trento e il tutto si concluse con un processo. L'unico festival dove è stato proiettato semi-ufficialmente è stato il Riminicinema a Rimini nel 1988. Craxi promise di mandarlo in onda sulla RAI, ma la promessa non venne mantenuta. È stato proiettato non ufficialmente in altri festival senza alcun interferenza da parte del governo. Il film è reperibile in Internet.
Il regista e produttore siriano Mustafà Akkad fu ucciso in Giordania nel 2005 in un attentato kamikaze di terroristi di Al Qaeda ad Amman."
Roberto

Ho imparato... testo non mio, ma che ho personalizzato pensando a te, mi Amor!!!

Ho imparato....

Ho imparato... che la vita può essere dura,
Ma che io devo essere sereno,
Così la durezza della vita non ferisce la mia serenità.

Ho imparato... che le opportunità non vanno mai perse.
Ho imparato... che quando serbi rancore e amarezza
La felicità sta altrove.

Ho imparato... che bisogna usare sempre parole buone....
Perché domani forse si dovranno rimangiare.

Ho imparato... che un sorriso
È un modo economico per migliorare il proprio aspetto.

Ho imparato... che non posso scegliere come mi sento...
Ma posso sempre farci qualcosa.

Ho imparato... che è meglio dare consigli solo in due casi...
Quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.

Ho imparato... che meno tempo spreco...
Più cose faccio.

Ho imparato... che quando tuo figlio appena nato
Tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno...
Ti ha agganciato per la vita.

Ho imparato... che tutti vogliono vivere in cima alla montagna....
Ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.

Ho imparato... che il viaggio è più importante della meta.

Ho imparato... che nessuno è perfetto
Finché non mi sono innamorato.
DI TE!!!!